DEEP DIVE TRACKS: Trust The Mask – ITCH

Un album che osserva il presente senza protezioni, senza mettere in scena una ribellione romantica, bensì il momento in cui ci si accorge di essere immersi nello stesso meccanismo che si vorrebbe criticare. Tra il desiderio di indossare una divisa per sentirsi intoccabili, sogni trasformati in merce e bugie quotidiane che tengono in piedi il sistema, “ITCH” – il nuovo disco dei Trust The Maskattraversa una società che ha normalizzato l’assurdo.
L’ambizione diventa aggiornamento continuo, la produttività una discesa a spirale, la guerra un rumore costante a cui ci si abitua. “We can’t eat gold” resta la constatazione più semplice e più brutale: il profitto non nutre. La scrittura alterna ironia feroce e ripetizione ossessiva. L’infanzia appare come detonatore più che come rifugio: fuochi accesi per noia, giardini di vetro finto, scadenze che comprimono il tempo fino a togliergli ossigeno. L’autorità non è carisma, ma messa in scena del controllo. Il suono è teso e stratificato. L’elettronica costruisce pressione, il violino incide come un nervo scoperto, la voce si espone fino a incrinarsi. Non c’è consolazione, né morale finale.

Ci siamo fatti raccontare il nuovo lavoro brano dopo brano, per capire cosa si muove sotto la pelle, anche quando sorridiamo.

 

 

DEFAULT
Il brano che apre “ITCH” costruisce il luogo in cui si muoverà tutto il disco. Immagina di svegliarti una mattina e scoprire che il denaro non esiste più: ogni gerarchia cade e tutti si ritrovano improvvisamente sullo stesso piano. All’inizio regna il caos, poi quel caos si trasforma in un rito collettivo. Corpi stretti, sudore, musica e una festa che sembra l’unico modo possibile per ricominciare.


PUPPET
Il racconto della sensazione di vivere in pausa, quando ogni giornata sembra identica alla precedente. “Today was a good one” diventa quasi una battuta amara: un giorno è bello solo perché non è andato peggio. Tra piccoli gesti che si ripetono e sogni sempre più lontani, il brano parla di una stanchezza nevralgica e perpetua. Una darkwave intima e sospesa che accompagna questo lento galleggiare.


POLICEMAN
Il brano racconta una notte fuori controllo, illuminata solo dalla torcia di un poliziotto di pattuglia. Una ragazza, ubriaca e sfacciata, viene fermata dalla polizia: da quell’incontro nasce un dialogo tagliente, intriso di rabbia, ironia e desiderio di sfidare l’autorità. In bilico tra paura e attrazione, la protagonista ribalta i ruoli: non teme il potere, lo irride, lo trascina nel suo mondo notturno. Il brano è un inno dissidente, pulsante e provocatorio, un mix di beat elettronici, tensione industriale e voce distorta che restituisce la confusione lucida di chi balla sul confine tra pericolo e libertà. È uno dei brani più diretti e istintivi del disco.

 

 

GDTD
“GDTD (Going Down The Drain)” racconta quella sensazione di rincorrere continuamente il tempo senza riuscire mai ad afferrarlo. Le giornate scorrono tra lavoro, obblighi e relazioni superficiali, mentre ciò che conta davvero sembra sempre rimandato. Il brano cresce su ritmi sempre più incalzanti, come una corsa senza fine che alterna frustrazione, rabbia e voglia di trovare finalmente uno spazio in cui respirare.


ROULETTE
La focus track dell’album: il suono di una presa di coscienza. L’apertura corale, con il mantra “I never been so alone, I never been so strong”, introduce un apparente momento di quiete che viene presto travolto da una tensione crescente. Il brano esplora il sottile confine tra fiducia e disincanto, tra appartenenza e distanza, trasformando la vulnerabilità in determinazione. In un gioco governato dal caso e dalle scelte altrui, “Roulette” afferma la volontà di restare fedeli alla propria visione, senza compromessi e senza scorciatoie. Anche quando il prezzo da pagare è la solitudine.


DOGS WITHOUT TAILS
Il brano mette in scena una cena romantica che romantica non è. Dietro l’apparenza si nasconde un rapporto fatto di potere, convenienza e compromessi. Il brano prende le distanze da queste dinamiche e prova a ricordare quanto sia importante rimanere fedeli a ciò che si è, anche quando la strada più semplice sembra un’altra. Un invito a scegliere autenticità invece di comodità.

 

 

HOMEWORK
Questo brano parla di chi non si è mai sentito davvero al proprio posto. Famiglia, scuola e aspettative sociali diventano uno sfondo da cui prendere le distanze senza rinunciare a se stessi. È probabilmente il brano più ballabile del disco, ma anche uno dei più liberatori: un grazie a chi ha trovato il coraggio di percorrere una strada diversa.


VULTURES
Nato insieme a “MAI MAI MAI”, prende la forma di un rito sonoro. Gli avvoltoi del titolo non sono animali, ma tutto ciò che ogni giorno cattura il nostro desiderio promettendoci felicità immediata. Il brano prova a liberarsi da questa attrazione continua attraverso una lunga esplosione di rumore, ritmo e trasformazione.


EAT GOLD
Il brano che chiude “ITCH” con il suo momento più fragile. Parla delle conseguenze dei conflitti su chi li subisce davvero e dei confini, geografici e mentali, che finiscono sempre per dividere più che proteggere. È un finale amaro ma aperto, ma che chiude lasciando un messaggio di riscatto.

 

 

Trust The Mask nasce come reazione verso un mondo anestetizzato, un progetto che vuole rompere l’abitudine e l’indifferenza attraverso un suono elettronico che mescola oscurità e tensione dance, usando la musica come sfogo, come festa, come rito di espiazione.

Il duo, formato da Elisa Dal Bianco (violino, elettronica) e Vittoria Cavedon (voce), pubblica nel 2023 “Idiom”, album che viene portato dal vivo in oltre cinquanta date, tra festival come Color Fest, Ypsigrock, Santarcangelo, in apertura ad artisti quali Daniela Pes, Anna Calvi, Ninos Du Brasil ed Editors. Tre anni dopo viene pubblicato “ITCH” (Costello Records): un disco aggressivo, cupo e ritmato, che sfida la monotonia e le contraddizioni della società contemporanea. Un richiamo al risveglio della coscienza collettiva, mentre fuori il mondo brucia e nessuno sente più nulla.

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