“Cry”, il singolo d’esordio di Krizia (Giungla Dischi / MGM), non è un lamento fine a se stesso, una voce flebile e stanca che vorrebbe di più da ciò che la circonda; anzi, è un atto dialettico nei confronti di quei modi di sentirsi che spesso nascono e muoiono nel proprio piccolo mondo. Dando voce all’insieme di immagini a cui l’artista è legata, il brano si presenta come un’anticipazione di quello che sarà il suo primo EP: un raccoglitore di pensieri e scenari fotografici uniti a sonorità d’oltreoceano attraverso una scrittura intima che cerca di compiere un lungo slancio per uscire.
Che rapporto hai con il pianto e che ruolo ha nella tua vita?
Credo di essere sempre stata incline al pianto, in un certo senso, già da piccola. Ero molto legata ad un qualche tipo di malinconia, di cui ho ancora ricordo e che credo mi caratterizzi tutt’ora. Il modo in cui vedo il pianto è sempre la considerazione di una risorsa; alla fine è solo un segnale del corpo di prendersi una pausa, e ci si sente molto meglio dopo. In “Cry” poi c’è quella frase “words that I needed to cry”: era anche un modo per dire grazie, per essere riusciti a piangere tramite un altro.
Oltre al discorso linguistico, si sentono influenze profondamente internazionali. Qual è stato il processo creativo legato al tuo progetto e in particolare a questo brano?
Io amo molto il grunge ed i Nirvana, ma anche Adrianne Lenker ed Elliott Smith.
Penso continuamente alla musica in quel modo, ma mi rendo conto che ciò che viene fuori poi è inevitabilmente più personale. La produzione di “Cry” è legata a certi aspetti di Mazzy Star, senza tralasciare la malinconia di fondo che è ciò che mi tiene presente al suo interno.

Se il tuo singolo d’esordio fosse un luogo, quale sarebbe e perché?
Forse sarebbe una lunga strada piena di alberi che la sovrastano da cui emerge a volte un po’ di luce. È il modo in cui mi fa sentire, il mondo in cui mi trascina e che ho cercato di riprodurre nel suo videoclip di youtube.
Parli di “spazio di incomunicabilità”: secondo te, al mondo d’oggi in cui sembra sempre più concreta la mancanza di comunicazione di cui parli, come possiamo re-imparare ad ascoltarci e, in un certo senso, cogliere il valore del pianto?
Partendo dal fatto che non amo molto l’iper-comunicazione o la continua connessione, io cerco di fare cose semplici che mi facciano mantenere stabile quel legame con l’ascolto: leggere in solitaria o ritagliarmi del tempo per suonare. Mi aiutano molto le immagini, dei quadri astratti o delle fotografie che mi calmano o danno da pensare. In questo senso penso di riuscire ad ascoltarmi, forse perché mi immergo in uno scenario da cui filtro continuamente ispirazioni.
Per quanto concerne la mancanza di comunicazione, penso sempre più a cosa significhi davvero avere coraggio. È forse questo? Parlare, esprimersi… Non so se mi riesce, al massimo scrivo un brano come “Cry”.

Krizia è una cantautrice e studente classe 1999. Attraverso la collaborazione con il produttore Fabio Grande emerge “The Deads”, il suo lavoro d’esordio, caratterizzato da un’estetica sonora minimalista legata a una scrittura narrativa per immagini.
