Il viaggio sembra ormai fuori controllo, non esiste una destinazione chiara, il mondo è in fiamme e le persone continuano ad andare avanti senza sapere davvero dove stanno andando. È questa l’immagine evocata da “Mystery Train”, il nuovo singolo dei MoMa: un treno misterioso come metafora di una società senza direzione, lanciata verso un destino già scritto, come “hamsters in a wheel”. Con il loro inconfondibile sound brit rock, i MoMa firmano un brano intenso, tra alienazione e follia collettiva, tematiche che richiamano le atmosfere più oscure di “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd.
“Mystery Train” è il nuovo singolo dei MoMa, in uscita venerdì 19 giugno via Artist First, ma puoi ascoltarlo oggi in anteprima su Save The Tape.
“Dove stiamo andando? – si chiedono i MoMa – Il mondo come se fosse un treno, l’umanità in viaggio. Vorresti che ci fosse un pilota al comando, una direzione sensata, magari con qualche deviazione o interruzione imprevista, ma pur sempre un viaggio su cui porre fiducia. Invece i passeggeri di questo treno sono atterriti, attoniti, quasi in trance e viene il dubbio atroce che in cabina di guida non ci sia proprio nessuno e che il destino sia segnato.
Non ci sono cattivi in “Mystery Train”, c’è solo un convoglio che miseramente sta andando a schiantarsi. L’inerzia e la rassegnazione suggeriscono però che in questo nulla di senso ci sia qualcosa da fare proprio perché nella cabina non ci sono piloti da sabotare e nel treno nemmeno veri antagonisti dai quali difendersi. Si tratta solo di tornare a guidare con un colpo di reni.
Capitano, torni a bordo! Torniamo a bordo, confidando che l’umanità non sia semplicemente abbandonata a sé stessa, ma che in fondo, prima dell’ultima curva, prima dell’ultima galleria, si trovi un braccio teso, una mano aperta, un’ala spiegata che ci aiuti a spiccare il volo prima dello schianto”.

Da 15 anni sulla scena alt rock indipendente italiana, i MoMa nascono tra Faenza e Imola e continuano a “suognare” tenacemente insieme.
Negli anni la band ha rivisitato un sound brit-rock classico utilizzando ingredienti derivanti da altre sonorità e ha applicato un filtro personale atto a descrivere i mutamenti della società, del pianeta e dell’interiorità umana.
Una formazione che sembra aver fatto della transizione permanente non solo il titolo del secondo album, ma anche una vera e propria filosofia artistica e che, con il quarto album in arrivo, raggiunge una maturità ruvida, necessaria per raccontare e affrontare un presente così complesso.
