CHE AMAREZZA
Abbiamo deciso di non arrangiare questo pezzo per iniziare il disco in cameretta, che rappresenta il luogo intimo dove la ricerca di me stessa è iniziata. Lo abbiamo registrato così come è nel disco, una sola registrazione, chitarra e voce, registrati nello stesso momento e nella stessa stanza. Sono felice che abbiamo scelto questa strada perchè è l’unica possibile per un brano che altrimenti forse sarebbe rimasto nelle mie note vocali e che però così detta la chiave di lettura di tutto il disco.
SEI OVUNQUE CHIAMO IL TUO NOME
Il ritornello dice “perderò qualcuno questa notte” e questa roba per me è stata viscerale: c’è stato un momento molto preciso nel periodo che ha ispirato la scrittura di questo disco, in cui ho pensato “ok, qui o perdo lei o perdo me stessa e non ci sono più vie di mezzo”. Per me vivere attraverso gli altri è facilissimo, forse una delle cose che faccio più spesso. Riconoscerlo è stato il primo passo per provare a ritrovarmi.
IL CADAVERE DI UN FIORE
La canzone è costruita su tre bpm diversi, che differenziano le strofe dai pre-ritornelli e poi questi ultimi dai ritornelli. Abbiamo scelto di seguire il tempo che spontaneamente avevo già impostato durante la scrittura della canzone con la chitarra, velocizzando molto i ritornelli perché anche la musica seguisse il movimento ironico e leggero del testo e della voce.

C’EST LA VIE (SUSANNA)
Questo pezzo è nato da un momento, diventato poi un periodo, di estrema e improvvisa confusione identitaria, in cui tutto ciò che ero stata fino a quel momento si mescolava con ciò che volevo essere e con ciò che credevo il mondo si aspettasse da me. Porta il mio nome perché si propone come l’inizio di un percorso di ricerca all’interno di me stessa, ricerca che ha attraversato tutti i pezzi dell’album, prossimo all’uscita. Scegliere di arrangiarli suonandolo live con altri musicisti e amici voleva dire affidarsi ad una lettura condivisa del mio sentire e, con il senno di poi, é stata la miglior scelta che potessi fare.
FRAMMENTO
Non ho mai amato le tastiere e il suono del pianoforte, e non ho mai scritto un pezzo interamente al piano. Quando abbiamo scritto questa canzone, però, io e quasiceleste abbiamo valutato moltissimi arrangiamenti fino a quando non abbiamo realizzato che per essere coerente con ciò che abbiamo deciso di raccontare, l’arrangiamento doveva essere quasi inesistente e il pezzo doveva suonare nudo, come solo il suono del pianoforte può davvero fare.
GRIDO
La parte del pezzo a cui tengo di più è sicuramente quella corale. Ho provato ad aggiungere il grido finale perché, cercando di creare l’atmosfera di voci sovrapposte che cercavamo, ho sentito la necessità di farne uscire una e di sfogare con la voce tutta la rabbia e la frustrazione che sentivo. Non lo avevo mai fatto prima e penso possa far parte di questo nuovo tentativo di messa a nudo, che é iniziato con “C’est la vie (Susanna)” e che prosegue per tutta la durata del disco.
FREDDOCANE
Ho scritto questo pezzo usando solo un paio delle corde della chitarra, perchè volevo fosse cupo, pesante, senza speranza. In realtà scrivere senza lasciare spiragli di luce è per me impossibile, e rileggendo alcune frasi del testo e reinterpretando il pezzo in studio con gli altri musicisti abbiamo scelto di dargli una carica che fosse sì rabbiosa, ma che suggerisca anche il desiderio vitale di cambiamento di cui è intrisa la canzone.

DANNI
Quando sono tornata a vivere nella mia città ho subito realizzato alcuni piccoli cambiamenti rispetto a come la ricordavo e come la vivevo negli anni del liceo. Tutto sembrava più vuoto, più tranquillo, più noioso, tanto che ho iniziato ad avere pensieri che non avrei voluto avere e ho scritto questo pezzo immaginando che potesse essere questa città a corrompere i suoi abitanti più di quanto non avvenisse il contrario.
TI SENTO LE OSSA
Vorrei fosse chiaro, al termine del disco, che la ricerca non ha portato a definire nel dettaglio la mia identità, ma che non è stata inutile. Mi ha aiutato ad eliminare le sovrastrutture inutili, a delineare tutto ciò che non sono, ad avere nuove strategie per proseguire, ripartendo dall’osso, dalla cameretta, ma con qualche strumento in più, che entra proprio negli ultimi secondi del pezzo.
