“The End of Something” è un viaggio senza coordinate precise, in cui musica e immagini si fondono invitando l’ascoltatore a rallentare, osservare e abitare paesaggi emotivi tra silenzio, distorsione e luce.
L’omonimo gruppo nasce nel 2023, dall’incontro di quattro musicisti legati da un lungo percorso nella scena indipendente e da una comune urgenza espressiva. Alla base del progetto c’è la scelta consapevole di abbandonare le parole per restituire centralità alla forza evocativa del suono. Ogni brano prende forma come una sequenza cinematografica, una tela in movimento in cui chitarre, riverberi, distorsioni e silenzi si stratificano lentamente.
La natura è parte integrante della loro narrazione: spazi aperti, orizzonti mutevoli, luci e ombre che si trasformano come gli stati d’animo. Le immagini che accompagnano i brani nei loro short video non illustrano la musica, ma la proseguono, amplificando il dialogo tra suono e paesaggio. Acqua, vento, terra e cielo diventano metafore di tensione e quiete, di perdita e rinascita, di fine e di nuovo inizio.
Abbiamo chiesto ai quattro musicisti di raccontarci il nuovo LP, un percorso sonoro aperto, in cui l’ascoltatore è invitato a perdersi e a ritrovare significati personali tra le pieghe della materia sonora.
GALIBIER 98 – Part 1 (Ascent) e Part 2 (Descent)
Il titolo della prima traccia del disco è chiaramente ispirato a una leggendaria impresa sportiva – per la quale crediamo non servano ulteriori spiegazioni – che nella nostra memoria diventa un racconto in cui tensione, caduta e riscatto si alternano. Il pezzo è costituito da due parti, di cui la prima (Ascent), in tempo 4/4, rappresenta l’ascesa ed è caratterizzata da una linea melodica insistente che dapprima si snoda attraverso un crescendo lento e poi culmina – dopo una tregua (“la caduta”) – in una esplosione di distorsioni (la vetta?). La seconda parte (Descent) raffigura invece la discesa, in cui un ritmo incalzante e ossessivo in 3/4 diventa una fuga solitaria fino al traguardo.
SENZA RUMOR DI PAROLA
Questa traccia è ispirata a sonorità morriconiane e alle colonne sonore del cinema italiano anni 60/70, con il suono del clavicembalo a dettare la melodia. Alla fine del brano rimane in sottofondo l’organo hammond per creare un continuum con il pezzo successivo.
DIPLOMACY DIES
Qui l’ispirazione è più tipicamente post-rock.
Con questa non interruzione fra le due tracce ci piaceva rendere l’idea del filo che lega l’immaginario di alcune band che ci hanno da sempre ispirato (quali Explosions in the sky, Mono, Godspeed You Black Emperor, Mogwai) alla musica per il cinema, filo rappresentato della ricerca della melodia e dall’alternarsi di quiete e crescendo.
ONDINE
Il nome rende l’idea dell’andamento ondivago della strofa della canzone, nella quale momenti di vuoto si alternano a tenui appoggi di chitarra, rhodes e xilofono.
Il ritornello della canzone è poi richiamato nel finale con una dinamica più decisa e con la presenza imponente della batteria.

STILL LIFE WITH A CURTAIN – Part 1 e Part 2
Da sempre, anche come ascoltatori, siamo riluttanti a trovare una spiegazione alla musica, preferendo immaginarla come una tela bianca che si colora gradualmente nell’ascolto, ma conservando elementi di ambiguità (il sipario che nasconde lo sfondo, chiudendo lo sguardo) nascosti in arpeggi che si intrecciano come fili di un tessuto incompiuto.
MEMORIES OF THE SILENT SEA
Dopo una prima parte adagiata e contraddistinta da intrecci di chitarre cui via via si sovrappongono mellotron, wurlitzer e archi, vede poi – dopo un interludio – un finale con una cavalcata rimarcata da distorsioni sempre più pesanti e stratificate. La coda della canzone è un ritorno invece alla quiete con una trama di wurlitzer e violoncello.
ONDINE (prelude)
La traccia che chiude il disco, è idealmente il prologo di “Ondine”, come una sorta di bozza della canzone suonata al pianoforte, una fine e anche una ripartenza.
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