Ultime Sigarette sono le canzoni di Alessandro Rinaldi che incontrano gli arrangiamenti di Lorenzo Corti, chitarrista e produttore artistico di lungo corso, con collaborazioni attive fin dai primi anni ‘90.
Alessandro è un cantautore milanese che, dai 20 ai 30 anni, ha perso più aerei di ritorno possibili, quasi tutti gli hanno cambiato la vita. Dai 30 ai 40 ha fondato, assieme a 3 amici al bar, un’associazione culturale che ha trasformato la sua passione di sempre, la musica, in un lavoro che ha amato. A 40 (troppo tardi direbbe qualcuno) è diventato papà di due bambini che quotidianamente gli insegnano che tutto può essere più grande, divertente e complicato di quanto avrebbe mai immaginato.
È sopravvissuto a Chernobyl, all’11 settembre, ad una pandemia mondiale e a trent’anni di seconda Repubblica, ma incomincia a soffrire il caldo. Ama il blu, Bob Dylan e l’insalata di riso.

Il 14 luglio, Ultime Sigarette ha pubblicato “Solo un anno”, il singolo d’esordio per Baobab Music con il contributo di Nuovo Imaie.
Ci sono dodici mesi che passano senza lasciare segni e altri che riescono a riscrivere completamente il nostro modo di vedere le cose. È da questo contrasto che nasce “Solo un anno”, un brano che riflette sul tempo come misura del cambiamento: quello delle stagioni, dei luoghi, delle relazioni e, soprattutto, delle persone.
Attraverso una scrittura evocativa e immagini in equilibrio tra quotidiano e surreale, Ultime Sigarette racconta la distanza che il tempo può creare tra ciò che siamo stati e ciò che diventiamo, interrogandosi su quanto possa cambiare una vita nell’arco di appena dodici mesi.
Con questo debutto, il progetto mette in dialogo sensibilità cantautorale e una ricerca sonora essenziale, trasformando una domanda universale in una riflessione intima: quanto può cambiare una persona in un solo anno?
Invece che chiederti come stai, ti chiediamo come sta andando il tuo anno?
Se contiamo da quando inizia tecnicamente il mio anno (sono fresco reduce da compleanno), direi che di questi undici giorni non mi posso lamentare.
“Cadono le foglie sopra i nostri pupazzi di neve”: cerchiamo sempre di anticipare i tempi, ma forse sono i tempi che ci anticipano?
Non so per gli altri, ma per quanto mi riguarda, sempre. Rincorro perennemente il cambio armadio, ad esempio.

Qual è stato il processo creativo che ha portato alla realizzazione del tuo brano d’esordio?
In termini sonori, l’impronta alternativa ricorda la scena musicale di venti anni fa, ma con una dose di freschezza tale che non ci sono anacronismi stilistici.
Tutt’altro: il tocco personale dona un senso di innovazione al brano.
Mi fa molto piacere che lo dite: io sono totalmente figlio degli anni 90 e nei tardi duemila ero in giro per jam sessions ed open mic a Londra, raccogliendo tutto quello che i miei occhi e le mie orecchie potevano, mentre Lorenzo (Corti, il produttore artistico) in quegli anni era sui palchi con gran parte della scena del tempo (Cristina Donà, Mau Mau e Delta V, tra gli altri). L’importante è però poi riportare tutto a casa, qui ed ora.
A livello creativo, il processo è stato tortuoso. Avevo ritrovato dei provini di tempo fa, tra cui appunto la bozza di “Solo Un Anno”. L’ho fatto sentire ad un amico che lavora nella musica che mi ha risposto lapidario: “Strofa top, ritornello flop”. Da lì è scattato qualcosa che mi ha fatto pensare: “Ah sì? ora te lo scrivo io il ritornello”. A pensarci bene, è stato proprio questo scambio la miccia che mi ha fatto ritornare alla scrittura dopo anni. In studio con Lorenzo poi, é stato il pezzo che ci ha fatto dannare di più, con lui che è impazzito non poco a trovare una sintesi nella mia voglia di metterci tutto, visto che volevo che, anche a livello musicale, il brano rappresentasse tutto, ma proprio tutto quello che in un anno può succedere e cambiare.
“Solo in un anno” è figlio del nostro tempo, in un certo qual modo. Il tempo stesso ha una velocità di scorrimento e una scansione di eventi all’interno spesso complessi da capire, da decifrare. In un anno viviamo cento vite e ne cambiamo altrettante. Secondo te perché siamo arrivati ad avere un rapporto così contraddittorio con il tempo e tu che rapporto hai con esso?
Per quello che è la mia esperienza ci sono cose che cambiano drasticamente la percezione del tempo che passa, come avere dei figli ad esempio (ne ho due), mentre momenti irrilevanti possono diventare infiniti (una cena al ristorante, ad esempio). La vita vera accelera alla velocità della luce: ti giri un attimo e parlano. camminano; ti rigiri e vanno a scuola. Anche la perdita di una persona vicina è un evento che cambia tutto: da lì è come se partisse un timer. Beh io le ho tutte!
