Dopo aver pubblicato “Distruggere un amore”, Gloria Tricamo prosegue la narrazione con “Fragile”, nuovo step del climax tematico del progetto: la diatriba tra l’illusione di una felicità effimera ma appagante e lo sforzo nel spingerci un po’ più in là, guardare oltre l’occhio nudo, aprendo quello dell’anima.
Il suono anni ’60 ricolmo di saudade tipica della bossa nova e i mantra poetici, descrivono il peso di una lotta con la propria serenità, che vorrebbe solo una bussola con cui orientarsi in un sistema iper-stimolato, dove l’astratto riesce a sopraffare i bisogni semplici e concreti della vita quotidiana. La domanda rimane la stessa: si può essere ancora felici? Gloria non vuole dare una risposta né lasciare il foglio in bianco: il nuovo singolo è un inno all’incompiutezza della quotidianità, a ciò che ogni giorno cerchiamo delicatamente di non mandare in frantumi per preservare un barlume di felicità.
In un mondo machista, quanto è bello essere fragili?
Tantissimo: essere fragili è la forma più potente di umanità.
Quando la fragilità non viene soffocata dalla paura, diventa uno spazio di libertà, una riva a cui approdare. Quando invece è la paura a dominarla, può trasformarsi in violenza. In un mondo machista, dove spesso anche le donne finiscono per adottarne i codici, esibendo forza, invulnerabilità e irraggiungibilità come modelli di successo, si afferma un’idea di femminilità svuotata della sua autenticità, piegata a un ideale di perfezione che risponde alle logiche del potere. Per questo essere fragili non è un limite, ma un atto di coraggio.
È rifiutare la maschera dell’invincibilità e scegliere di restare umani. Forse è proprio questa l’unica fede capace di preservarci dalla disumanizzazione.
“Tra un errore di stile / Annoiarsi alla fine / E confondersi sempre / Su quello che serve”. Nella realtà attuale cosa ci anestetizza dalla noia? Nella tua vita personale, la noia ha un ruolo, uno spazio?
La tecnologia ha modificato i nostri tempi vuoti, trasformandoli in un intrattenimento infinito e costante. Quel momento in cui il ritmo della vita si ferma non esiste più. Non si pensa più. Siamo cresciuti così, incapaci di restare soli, di pensare, di guardare i dettagli, di aspettare un’intuizione. Certo, la noia ha un ruolo importantissimo, ma ci sono due tipi di noia: una noia apatica e una noia “serena”, che più che noia è un campo vuoto, un mettersi a disposizione di qualcosa che ti sta per cercare. Mi annoio molto, soprattutto nella mia città, che si trova in provincia. Mi dispiace, ma chi nasce in provincia ha molta più immaginazione e capacità di adattamento. Invece chi nasce in città deve aver letto tanti libri, altrimenti è perduto. Sono cresciuta nella noia e questo ha fatto sì che sviluppassi un’immaginazione fortissima. A Milano, ultimamente, sto conoscendo persone molto interessanti. I primi mesi li ho vissuti nella noia più totale, brutta, apatica, vuota, e questa cosa mi aveva completamente svuotato, ma allo stesso tempo mi aveva fatto riflettere molto. Starci a contatto mi ha fatto capire quanto fosse bello saper guardare oltre le cose, sapere fermarsi e restare in silenzio, non continuamente presi dal telefono, perché fondamentalmente quella è la paura di mettersi in contatto con se stessi, con il proprio vuoto, che delle volte può essere un foglio bianco, altre un abisso. Purtroppo molte persone vivono così: non possono fermarsi, stare da sole. Si mettono vicino chiunque, proprio come ho fatto anch’io, pur di non accettarsi. Ma finché sarà questo il motore, la felicità non arriverà mai.

Bossanova e sperimentazione sono i perni musicali di un brano che sa essere a suo modo avanguardista, con uno sguardo d’oltreoceano di rilievo. A tal proposito, vorresti raccontarci di più della chimica che si è creata con il cast internazionale che ha contribuito alla creazione del tuo progetto?
Grazie davvero, “avanguardia” è una parola che mi piace molto. Sono felice che sia arrivato questo pensiero. Chimica è la giusta definizione, perché la testa non era in funzione durante le registrazioni. Una cosa che ho imparato nuovamente a fare è stato proprio sentire, fermarsi e cercare di capire quello che il tuo inconscio desidera, che il tuo cuore. Questo approccio crea connessioni molto più profonde di qualsiasi genere di idea in comune. La parola “idea” non mi piace più, è stata abusata troppe volte da pensieri e sovrastrutture prive di contenuto. L’idea ormai dentro di noi è associato alla vendita. Non abbiamo più idee autentiche. Mi piace la parola “intuizione”. E nella musica spesso non dovremmo dare il tempo all’intuizione di diventare un’idea.
La parola “finzione” significa anche “creazione”. Fingere è anche un atto di protezione, significa creare un proprio rifugio sicuro. In questo caso, però, parliamo di una protezione che viaggia in un senso quasi contraddittorio: fingere di stare meglio, quando vorremmo stare meglio con noi stessi e con le nostre fragilità.
Perché fingere di stare meglio e non cercare di stare meglio?
Credo che la risposta sia all’inizio della domanda. Fingere di stare meglio crea le condizioni necessarie per portarci ad esserlo realmente. Ci protegge certamente dalla negatività, dai pensieri intrusivi, dal pessimismo dal volerci in ogni modo sabotare. Anche quella è finzione, uno stato mentale che ci spinge a peggiorare. Proviamo a invertire la rotta, a fingere fino a che non si radichi in noi questa sensazione. Il corpo è uno spazio modulabile, come la mente, come un teatro, scegliamo noi lo spettacolo e le scenografie.

Gloria Tricamo è una cantante, cantautrice e musicista italiana.
Nel 2025 pubblica il primo EP “Una piccola guerra”, portando le sue canzoni dal vivo e aprendo tra gli altri il concerto di Fantastic Negrito a Trieste. A maggio dello stesso anno si reca a Los Angeles per registrare e produrre il suo primo album con il producer Benjamin Lazar Davis. Lo stesso anno ha partecipato al Festival del Cinema, scrivendo e cantando alcune musiche originali della serie “Uncovered Rome”. Nella sua nuova parentesi artistica, Gloria Tricamo porta avanti un percorso musicale originale e contemporaneo, dove parole e suoni si intrecciano in brani che abitano un futuro già scritto nel passato, con un respiro internazionale.
