DEA CULPA & CIAO SONO VALE: IL NUOVO SINGOLO, L’INTIMITÀ E LA CONDIVISIONE

Dea Culpa e Ciao sono Vale continuano a scrivere il loro percorso in duo con “Pelle Viola”, un brano che si muove sul confine emotivo dell’amore, senza semplificazioni: leggerezza e ferita convivono, si rincorrono, si sovrappongono. “Pelle Viola” racconta proprio questo equilibrio instabile, dove l’intensità non è mai a senso unico e ogni slancio porta con sé anche una crepa.

Dea Culpa e Ciao sono Vale condividono non solo testi e musica, ma anche una bellissima storia d’amore. Noi le abbiamo incontrate e abbiamo scoperto di più sul loro progetto artistico:

Vi siete conosciute a Sanremo nel 2024, siete di Bergamo. Qual è stato il momento in cui avete colto ci fosse sinergia umana ed artistica tra voi?
Alle audizioni di Sanremo Giovani ci siamo esibite una dopo l’altra, ed è stato proprio lì che, quasi per caso, è iniziato tutto. Dopo esserci viste sul palco ci siamo presentate, in modo molto semplice e spontaneo, e da quel momento abbiamo iniziato a sentirci sempre più spesso. All’inizio erano messaggi, scambi di idee, pensieri sulla musica, riferimenti, influenze… Poi è venuta naturale la voglia di incontrarci di persona, di scrivere e di cantare insieme.
Col tempo abbiamo iniziato a percepire qualcosa di difficile da spiegare a parole, una sintonia molto forte, sia umana che artistica. Era come se parlassimo la stessa lingua senza doverla spiegare troppo, come se ci fosse una sorta di magia nell’aria ogni volta che lavoravamo insieme. Quelle emozioni, così intense e quasi inspiegabili, ci hanno portato piano piano a costruire un legame che oggi è diventato qualcosa di davvero prezioso, sia a livello personale che creativo.


Quando un rapporto cambia la sua “pelle viola”?
Nel momento in cui si attraversa una fase di verità profonda, soprattutto con se stessi. È quel punto in cui ti ritrovi da solo, senza distrazioni, senza scuse e sei costretto a guardarti davvero dentro. La solitudine spesso viene vista come qualcosa di negativo, qualcosa da evitare, ma in realtà può essere uno spazio necessario, quasi fondamentale. È proprio lì che impari a conoscerti meglio, ad accettarti, a capire cosa vuoi davvero e cosa invece non sei più disposto ad accettare.
A volte questo passaggio arriva dopo una relazione difficile o tossica, quando inizi a mettere insieme i pezzi e capisci che quello che hai vissuto ti ha lasciato dei segni. In quel momento avviene il cambiamento, ti rendi conto che puoi scegliere di curarti, di uscire da certe dinamiche e di andare oltre. È come una muta, un cambio di pelle appunto, che può fare male ma che alla fine ti restituisce una versione più consapevole e libera di te.

 

 

Spesso compensiamo le mancanze di una relazione, giustificando o idealizzando quello che effettivamente non arriva dall’altra parte. Nelle vostre esperienze, quando e se vi è capitato, quando vi siete accorte che questo stava accadendo?
Quando sei dentro a una relazione, soprattutto se sei molto coinvolto, è facile cadere nella trappola dell’idealizzazione. Tendi a vedere l’altra persona non per quello che è davvero, ma per quello che vorresti che fosse. Succede che inizi a giustificare comportamenti, a minimizzare mancanze, a riempire da solo i vuoti che l’altro lascia. E, cosa ancora più forte, cerchi quasi di raccontare agli altri quella versione idealizzata, come se volessi convincere anche loro (e forse anche te stesso) che tutto va bene.
La consapevolezza arriva spesso dopo, a volte anche all’improvviso, magari attraverso un episodio preciso o semplicemente perché a un certo punto non riesci più a ignorare quello che senti. È lì che capisci che stavi compensando qualcosa che non arrivava davvero dall’altra parte. Non è un passaggio facile, ma è fondamentale per tornare a essere onesti con se stessi.

Nel testo dite del nuovo singolo dite: “Passa la gente ti metti in posa / dimmi te ne vai ancora / facile per te / per me inutile”. Vi va di raccontare questo passaggio?
Questo passaggio è molto legato al presente e a quello che viviamo quotidianamente, non solo noi ma un po’ tutti, soprattutto tra i giovani. Oggi tutto ruota attorno all’apparenza, all’immagine, ai social e ai numeri.
“Passa la gente ti metti in posa” racconta proprio questa dinamica: il bisogno quasi automatico di mostrarsi, di costruire un’immagine e di essere visti in un certo modo. È come se molte cose venissero pensate più per come appariranno all’esterno che per come vengono vissute davvero. Il resto della frase invece entra più nella dimensione personale ed emotiva, quel senso di distanza e di mancata comunicazione di qualcuno a cui sembra tutto facile mentre per te diventa inutile, pesante. È un contrasto che abbiamo vissuto in prima persona e che ci ha colpite molto, quindi è venuto fuori in modo molto naturale nel testo.

 

 

Volete lasciare un messaggio in conclusione?
Non vediamo davvero l’ora di continuare a far uscire tutta la musica a cui stiamo lavorando da mesi, ma soprattutto di continuare a crearne di nuova. Si è creato un flusso molto naturale tra di noi, una direzione comune che sentiamo forte e che non abbiamo alcuna intenzione di fermare. Per noi la cosa più importante sarà continuare a chiuderci nel nostro studio, sperimentare, scrivere, crescere e poi riuscire a portare questi brani dal vivo il più possibile, perché è lì che tutto prende davvero vita.
Sentiamo di avere ancora tantissimo da dire e che siamo solo all’inizio di questo percorso insieme. Speriamo di riuscire ad arrivare alle persone che parlano la nostra stessa lingua emotiva, che si riconoscono nelle nostre parole e che sono sintonizzate sul nostro stesso battito.


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