“Pronto” è il disco d’esordio di Arya, un concept album immaginato come un viaggio in ascensore, in cui ogni brano rappresenta un piano diverso della storia e dell’identità dell’artista. Un percorso che attraversa blocchi, arresti e ripartenze, permettendo di osservare le proprie parti senza giudicarle. Nel corso di questo viaggio, ci si muove al fianco di Arya cercando di affrontare la paura di essere dimenticati, la precarietà del percorso artistico, il conflitto tra ideale e realtà, il rapporto con l’eredità familiare, la violenza subita e interiorizzata, fino al bisogno di rallentare e ritrovare una forma di calma.
Abbiamo chiesto ad Arya di raccontarci di più sul suo nuovo lavoro che attraversa piani diversi della propria storia emotiva, fino a quando l’ascensore si rimette in movimento e lascia spazio a una nuova possibilità di equilibrio:
RICORDATI DI ME
“Ricordati di me” nasce dalla paura di essere dimenticata e di andarmene senza lasciare un segno, una paura che sento di aver ereditato da mio padre. È nato da un’improvvisazione in inglese ed è stato il primo brano che mi ha fatto capire che stavo davvero iniziando a scrivere un disco, mettendo a fuoco semplicità, organicità dei suoni e centralità delle voci.
SONO IN UN VAN
Scrivere con altre persone non è mai stato semplice per me, ma l’incontro con Vincenzo Liguori, cantante e membro degli Yosh Whale, ha cambiato il mio approccio. Ci siamo incontrati in studio prima della mia partenza in tour con Mahmood ad aprile 2024, partendo da un ritornello appuntato sul telefono. Da lì abbiamo iniziato a raccontare una vita fatta di monotonia e sbalzi improvvisi, di fiducia e sfiducia verso un mondo – quello musicale – che ci nutre e allo stesso tempo ci dilania. La produzione, inizialmente più elettronica, è stata poi ripensata da Claudio e arricchita dai violini di Giulia Gentile.
ONDA
“Onda” nasce dalla necessità di riportare il focus sui movimenti che partono dal basso, nell’underground musicale come altrove. Ciò che è sul fondo, se di qualità, è destinato a risalire, come un’onda che non può essere fermata. Ho chiesto a Lauryyn di scrivere una strofa perché, oltre a condividere percorsi simili, ci troviamo profondamente allineate su molte dinamiche del mondo musicale. Il brano diventa così anche uno spazio di dialogo e condivisione.

10 DAYS (feat Sup Nasa)
Sup Nasa, oltre ad aver prodotto l’album, è anche il mio compagno di vita. “10 days” nasce da uno scambio a distanza di bozze, raccontando la mancanza reciproca e la difficoltà di dirsi alcune cose a parole. Il brano parte come una ballad nu-soul e viene poi trasformato dall’intervento armonico di Giuseppe Seccia e da una rilettura ritmica che lo porta verso una dimensione più complessa e stratificata.
AVEVO UN SOGNO
“Avevo un sogno” è uno dei primi brani scritti appositamente per l’album dopo “Ricordati di me”. Racconta il divario tra la musica per come la idealizzo e quella per come esiste nel mondo reale, tra il mio modo di vivere le cose e quello che percepisco negli altri. Nonostante il conflitto e il dubbio, la musica rimane il sogno che guida la mia bussola e mi sostiene anche nei momenti di smarrimento.
IDEAL
Come per “10 days”, ho scelto di mantenere questo brano in inglese per rispettarne la natura. “Ideal” parla di un periodo particolarmente buio della mia vita e di una relazione in cui, a posteriori, mi sono resa conto di essermi trasformata in qualcun’altra per essere più facile da accettare.
LA NOCHE EN QUE TE FUISTE
Nato inizialmente con gli RGB Prisma e sviluppato poi in studio, “La noche en que te fuiste” immagina una storia a distanza tra due persone, idealmente i miei genitori. È l’unico brano in spagnolo del disco ed era importante che anche questa parte di me trovasse spazio.

DELLA MORTE E DELLA GRAZIA
Quasi tutti i pianoforti del disco sono stati registrati su quello di casa dei miei genitori, lo stesso su cui è nato questo brano anni fa. “Della morte e della grazia” è uno dei primi pezzi che ho scritto in italiano e ho voluto lasciarlo il più possibile vicino al ricordo che ne avevo, senza fronzoli produttivi. L’unica eccezione è il pitch down della seconda strofa, perché ci sono poche cose che mi piacciono più della mia voce abbassata.
IKYK
Questo è stato forse il brano più difficile da scrivere del disco, e della mia vita in generale. Nato inizialmente in inglese, è stato Claudio a spingermi a riscriverlo in italiano, aiutandomi a farlo. Ogni strofa racconta un episodio diverso di violenza: il razzismo vissuto alle medie, le molestie sui mezzi pubblici, la mia tendenza all’autosabotaggio. Il titolo rimane nella sua forma inglese, “IKYK” (I know you know that I noticed), come traccia dell’origine del brano.
CALMA
In origine il disco doveva chiudersi con “IKYK”, ma sentivamo il bisogno di tornare a respirare. “Calma” è diventata così la chiusura naturale del percorso: dopo gli autosabotaggi, le difficoltà, la monotonia, gli alti e bassi, la morte e la grazia, resta la consapevolezza di non essere soli e che ogni cosa, anche la più complessa, nel lungo periodo trova il suo senso.

Arya (Arya Delgado) è un’artista italo-venezuelana nata a Milano nel 1994. Figlia del cantante di salsa Orlando Watussi, cresce circondata dalla musica e sviluppa fin da subito una sensibilità che fonde radici latine, nu-soul e R&B contemporaneo, con una forte attenzione alla dimensione emotiva e narrativa della scrittura.
Nel 2021 pubblica l’EP d’esordio “Peace of Mind”, seguito nel 2023 da “Punto Zero”, lavori che attirano l’attenzione della stampa e la portano a collaborare con artisti come Mahmood, Venerus, Ghemon, Dardust e Calibro 35. Negli anni consolida una presenza sempre più riconoscibile, alternando attività autoriale, produzioni personali e un’intensa attività live in Italia e all’estero. Nel 2024 accompagna Mahmood in tour e pubblica il singolo “Si Potesse Tornare”.
Nel corso del 2025 escono “La Noche En Que Te Fuiste” e “Onda”, brani che segnano l’inizio di un nuovo capitolo artistico e anticipano l’uscita di “Pronto”, il suo album d’esordio, pubblicato nel febbraio 2026. Un lavoro intimo e stratificato, che mette al centro la vulnerabilità come linguaggio e conferma Arya come una delle voci più personali e consapevoli della nuova scena soul italiana.
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