Cotto a fuoco lento, anzi lentissimo, “MI MANIFESTO” è un lavoro che non si limita a raccontare, ma si lascia vivere come un gesto quotidiano: nel nuovo album di Pan Dan il tempo è materia viva, qualcosa che prende forma e si rivela nell’istante preciso in cui accade.
Ogni brano è un momento sospeso, un punto di contatto tra ironia e vulnerabilità, tra verità spiccia e poesia urbana. Un invito diretto, senza filtri né formalità, a varcare la soglia di un universo personale fatto di parole, ritmi e visioni quotidiane.
Abbiamo chiesto all’artista spacciatrice di vestiti e di pan-invenzioni di raccontarci il nuovo album brano dopo brano, che – come lei stessa racconta – “è il momento specifico in cui succedono le cose“.
SPASMI
“Spasmi” in realtà non era una traccia vera e propria, era più uno scalda voce con cui aprivo i live. Ero verginella sul campo, esperienza da solista uguale a zero. Erano i miei primi concerti, così Mugliero mi consigliò di inventarmi qualcosa per prendere confidenza col microfono, giusto per non partire secca con le canzoni. Mi venne la brillante idea di iniziare cosi, con un atto sessuale, gemendo un po’. Fu così che Vandage tiró fuori una traccia estraendo l’intro del “Kobra” (tagliato fuori tempo tra l’altro), del quale mi innamorai perdutamente. Poi in studio con Cosmo la goccia si trasformò in squirt. e tutti insieme la portammo così in alto che il resto lo conoscete 🙂
PRIMAVERA
Primavera è stata mia prima canzoncina, nata da un vocale mandato a Cosmo. Era un qualcosa di mio scritto nelle note del telefono: storie di delusioni d’amore e cuori rotti, mai e poi mai avrei pensato che un giorno avrebbe che preso vita sotto forma di canzone
IL CONTANDINO
Il momento in cui è nato “Il Contadino” me lo ricorderò per sempre, anzi, ce lo ricorderemo per sempre!
Mi trovavo a Push, un festival di amici, e mentre ero a cavalcioni su Mugliero, in after, sotto il sole e l’ombra della natura, sul praticello a bordo piscina, cominciai a fargli il giochino del contadino sulla schiena. Mentre glielo facevo ebbi una sorta di illuminazione. Ricordo sbloccato a parte, pensai tra me e me: “No, io devo farci una traccia con questa!”
E così fu, ma da buona bruciata dalla memoria difettosa quale sono, avevo paura di dimenticarmene. Ero senza telefono e non avevo carta e penna, così cominciai a canticchiar la filastrocca a ripetizione. Io e tutti quelli che erano attorno a me 🙂
C’era anche nonna (Ugo Sanchez) con noi, il primo a rallentarla e suonarla quando ancora esisteva nella versione improvvisata di Vandage.
La ricomponemmo successivamente in studio, da zero, con Cosmo. Tra un trattore, una zappata e il suono delle campane di chiesa di campagna, “Il Contadino” arrivò a destinazione, ovvero ce lo portammo a casa.

WATER
A quanti di voi è capitato di perdersi in un bicchiere d’acqua? Ecco io ne sono la prova vivente. La solusion? Due cartelli, qualche segnale, magari anche un semaforo et voilà, il gioco è fatto!
SCAPPA
Questo è un pezzo a cui tengo particolarmente. È un grido di rivolta, una denuncia verso una certa categoria di uomini: quelli che si permettono ti portar via a una donna tutto ciò che le appartiene, abusando con la forza e la violenza. Senza chiedere.
Bestie alla quale non arriva il sangue al cervello perché si ferma altrove.
Mostri dall’istinto primordiale che non hanno avuto la giusta educazione.
Per loro solo un’unica punizione: ghigliottina per il pene.
I CLOUD
“I Cloud” è la mia chicca italo-disco, nata in studio totalmente a caso, improvvisata come poche. Arrivai in after dopo una serata di riconciliazione e con la testa ancora tra le nuvola, feliciona come non mai, le diedi vita. In realtà c’è una registrazione di mezz’ora dove ne sparo una dopo l’altra, non penserete mica che la lasci chiusa nel hard disk 🙂
FRECCIA ROUGE
Nella vita puoi perdere un sacco di treni, ma ce n’è uno che proprio non puoi farti sfuggire: il Freccia Rouge. Gli altri vanno e vengono, ma questo passa una sola volta nella vita. Non puoi babbiare. Devi salirci, prenderti il tuo bel posticino e rimanerci. Se scendi poi non sali più. E se lo perdi addio opportunità, ci si vede nella prossima vita!

IL DISCORSETTO
Per “Il Discorsetto” l’unico che devo ringraziare è Giuan, mio padre. Tutto merito suo, è stato lui a darmi l’ispirazione.
Quando vado a trovare i miei che stanno a Sanremo spesso ci ritroviamo a tavola davanti alla tv. Tra una notizia e l’altra del TG spesso salta fuori qualche attore o cantante, e niente, lui comincia con quella vecchia storia dei drogati: “ah quelli, sono tutti drogati” e io e Lilli lo sgridiamo sempre!
Pronto a giudicare quando lui è il primo drogato, drogato di tablet!
Ad ognuno la propria droga, io drogata di brioches senza culetti. E voi?
INCEPTION
Avevo già in saccoccia questa cosa di chiedere a Siri la trama del film Inception, mi serviva solo il pezzo giusto sul quale applicarla. Quel giorno in studio con me e Cosmo c’era anche il buon vecchio Pascarè e fu proprio su “mi sa che son pazzo” (titolo della sua traccia), che registrai “Inception”.
A quanti di voi è capitato di uscire fuori dai fogli? Si, è un concetto ermetico, ermetico al punto giusto per far capire che si può sempre ritornare. Può succedere a tutti di andarsene in bad ma la speranza non deve abbandonarci mai.
Ci si rialza, anzi no, ci si risveglia. Proprio come succede dopo un brutto sogno.
GALLINA VECCHIA
Locanda Le Mariage – Capodanno 2024.
Barbarella & Mugliero suonarono senza sosta nella nostra crociera da chalet (Casa della Maitresse a Promiod, in Valle D’Aosta). Io al mic facevo da cantastorie.
Proprio quando il costui, con la sua bad, abbandonò la casa sbattendo la porta, che nel lento violento di Vandage mi abbandonai a una delle mie canzoni preferite, alla faccia di chi scherzosamente mi prendeva in giro.
Gallina vecchia a chi?
Ve la faccio vedere io chi è la gallina vecchia!
Tiè!
da
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