Un disco per raccontare la generazione dei trentenni che continua a inseguire la musica come un sogno troppo vivo per essere abbandonato. Un racconto intimo e collettivo dove convivono paure, errori, notti insonni e quella determinazione testarda che resiste anche quando tutto sembra crollare.
“Tutto da capire” è il nuovo album di Misga, un racconto attraverso l’alternative pop contaminandolo con sfumature elettroniche: synth e arpeggiatori dialogano con chitarre e scrittura cantautorale, costruendo un equilibrio delicato tra radici e modernità. Atmosfere sospese e malinconiche si alternano a tensioni più fisiche e dirette, dove la cassa dritta incontra la nostalgia.
Abbiamo chiesto al cantautore pugliese di raccontarci il nuovo album brano dopo brano, quel suo viaggio interiore che si trasforma in ritratto generazionale, con affetti che si sgretolano, speranze che restano aggrappate al futuro e una domanda che ritorna come un mantra: ne vale davvero la pena?
TIRA VENTO
Apre il disco come una finestra spalancata dopo troppo tempo. È un inno al cambiamento, alla voglia di rimettersi in gioco anche quando il mondo soffia contro.
Tra elettronica pulsante e chitarre che esplodono in un riff liberatorio, ho trasformato l’instabilità in forza creativa.
“È un bel momento, tira vento” diventa il mantra di chi sceglie di non restare fermo.
UÈ MA
Una lettera alla madre, sospesa tra dolcezza e malinconia. Dentro c’è il Sud, le mani che non si fermano mai, e un figlio che insegue la musica come una scommessa.
Il tempo batte nei synth e nella batteria lenta, mentre la voce si fa carezza e resa.
Cantata tra italiano e dialetto andriese, è una preghiera che unisce due resistenze: quella di chi sogna e quella di chi non smette di fare.
FUNGHI
Un’alba sulla Murgia, la terra umida, il vento che fischia tra le ferule. “Funghi” è una ricerca che diventa smarrimento, un viaggio mentale travestito da passeggiata, dove mi sono perso e ritrovato ad ogni passo.
“Dove siete, funghi?” diventa un mantra ipnotico, un modo per chiedere al mondo, e a me stesso, se qualcosa da trovare esiste davvero.
SCIAMANÌNN (VIA DI QUA)
Fuga o resistenza? Forse entrambe. “Sciamanìnn” è una canzone che corre leggera tra mare e asfalto, tra sud e synth anni ’80. Una cassa dritta regge un pop-rock elegante e malinconico, mentre la fisarmonica porta il profumo di casa.
È la colonna sonora di chi parte senza davvero andarsene, e balla per restare vivo.

FAMMI VENIRE ALLA TUA FESTA
Dietro il sorriso delle feste c’è la fatica di chi fa musica per mestiere. In questo brano racconto la vita del musicista errante, tra terrazze, compleanni e serate che diventano necessarie per tenere vivo un sogno.
La base dance e il pianoforte luminoso nascondono una voglia profonda: suonare davanti a chi ascolta davvero.
RECENSIONE
Uno skit ironico che interrompe il flusso del disco con la voce di chi commenta l’ennesima festa in cui ho suonato.
SALUTI E BACI
Il diario di fine corsa di una stagione intensa. Tra voli low cost, amici e abitudini da cambiare, è come se fosse una fotografia della stanchezza e la voglia di ricominciare.
Le chitarre crunch si intrecciano al pianoforte incalzante, come cuore e mente che non trovano la stessa direzione. Un brano che accetta il movimento continuo delle cose, e ci saluta con un sorriso stanco ma sincero.
TUTTO DA CAPIRE
La chiusura perfetta: intima, sospesa, piena di domande. Sono tornato alla chitarra e alla voce, circondato da echi lontani e voci che si confondono come pensieri. È la resa e il rilancio insieme, il punto in cui la confusione diventa consapevolezza.
Un grido liberatorio chiude il disco e lascia spazio all’aria: perché capire, forse, non serve davvero.

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