“Cardio” è il nuovo album dei Black Wojtyla: un’evoluzione naturale che conferma l’urgenza creativa e la libertà che da sempre definiscono la musica del trio milanese.
Muovendosi liberamente tra generi differenti, “Cardio” è un lavoro sorprendentemente coeso nella sua essenza.
Già dal titolo viene evocata un’idea di movimento e vitalità: “cardio” richiama il battito che accelera, la pulsazione della batteria e il ritmo sostenuto dei brani. Ma “cardio” significa anche cuore, la sede delle emozioni, dell’amore e del dolore.
Un doppio significato che racconta bene l’anima dei Black Wojtyla, da sempre liberi di muoversi tra intensità e leggerezza.
Abbiamo chiesto al trio milanese di raccontarci il nuovo album brano dopo brano, che, raccontano, “sono stati composti nell’arco di due anni e mezzo di attività mescolando live, sessioni di improvvisazione in sala prove e prolungati periodi di rifinitura. Molti brani nascono da un’intuizione comune, un guizzo che fa scaturire nuove idee. Le improvvisazioni vengono registrate, e i momenti più interessanti possono diventare un brano”.
CARDIO
“Cardio” è un brano che suona allo stesso tempo motorik e twist, con una sezione ritmica strutturata su giri ripetuti e omogenei e una struttura lineare e continua. Il titolo deriva proprio dalla pulsazione regolare del brano che, come il battito del cuore, non si ferma mai.
LOVE
“Love” è un brano con un’anima punk, che però è anche un omaggio a Fela Kuti e Ginger Baker. Il titolo si riferisce a quel mix di potenza, concitazione, isteria e struggimento che caratterizza il brano. L’amore non è esattamente così?
Nel brano, oltre agli strumenti, c’è una parte cantata, che esprime l’impeto animalesco della sezione ritmica, e rende più corporea l’esecuzione del brano. Il testo è onomatopeico, parla di giungla e di giaguari, senza dire una parola.
GIUBILEO
Attenzione: “Giubileo” non è un brano che celebra il Giubileo cattolico. Come il nome della band, questo titolo non è stato scelto perché ha un significato preciso di critica o di adesione, ma per la sua ambiguità.
Dopo un’introduzione un po’ spensierata e un po’ scura, una tipica miscela Black Wotjyla che mescola Richard Wagner, Angelo Badalamenti e i Talking Heads, Giubileo si impenna, si ingorga, si contorce in una fuga, per poi risolversi in una melodia cantabile, che si ripete come un blues, e che inizialmente è suonata dalla tromba, e poi ripresa dalla voce bellissima e inaspettata di Marina Ladduca.

MINUMUM
“Minimum” è un brano potentissimo, dall’andamento narrativo, strutturato in due parti principali. L’inizio ha un incedere ripetitivo, lento e cupo, quasi da doom metal, ed è caratterizzato da un suono di basso molto distorto e da un loop di tromba ossessivo, costruito inizialmente da una singola nota, poi da altre note singole sovrapposte alla prima, eseguite con un attacco leggermente fuori sincro.
La seconda parte del brano è un vortice che cresce e svolge le sue spire, strutturato su un giro di basso eseguito con un frenetico fingerpicking in trentaduesimi, e un loop di tromba che formano un tappeto su cui si innesta una importante progressione di batteria in crescendo. In questa parte l’aumento controllato e graduale di intensità del drumming e, a seguire, di tutti gli altri strumenti, fa crescere il brano fino a un picco di intensità, in un finale marcatamente lirico ed emotivo da grande canzone italiana.
PLANK
Un brano che suona molto rock e che è uscito di getto, d’impeto, nato dal guizzo di un loop di basso effervescente e pieno di armonici, che lo struttura interamente. Il titolo si riferisce allo stato di tensione statica tipica degli esercizi di ginnastica isometrica. “Plank” è soprattutto un ritmo scatenato e insistente che cresce progressivamente di intensità, in cui la batteria incalza con una cassa indiavolata e continue rullate sui tamburi, il basso introduce una serie di frasi energiche alla Cream, la tromba simula una sezione fiati.
ESTATE
“Estate” è un brano diviso in due parti: la prima ha una sonorità difficile da definire (non lo abbiamo ancora capito neanche noi, ed è questo il bello), la seconda è un brano ispirato alla dance italiana anni ‘90. In entrambe le metà del brano è ripetuta una strofa cantata, il cui testo allude all’idea di una nuova glaciazione, geologica o culturale che sia, spalancando l’immaginazione degli ascoltatori sulle sue possibili conseguenze.

FERRO
“Ferro” è un brano molto sostenuto fatto di pieni e di pienissimi, e pochissimi vuoti, che nasce da un’improvvisazione. Una batteria incalzante che carica l’attacco, un loop di tromba e poi… Una tempesta di ferro. “Ferro” è quasi interamente strutturato su un loop di tromba formato da tre frasi sovrapposte che creano un insolito effetto sinfonico.
CUCCU
Una sera, una versione di “Cuccuruccuccù Paloma” di Battiato è uscita già bella e che fatta, più o meno come suona adesso sul disco. Stavamo discutendo del giro armonico di “Oi Oi Oi” dei CCCP, che è simile a quello di “Cuccuruccuccù Paloma”, e la cover è arrivata – mescolando progressioni atletiche, fraseggi riverberati e un pizzico di canto.
“La voce del padrone” è stato registrato nello stesso studio di Milano in cui è abbiamo registrato “Cardio”, che nel 1981 si chiamava Studio Radius e oggi si chiama Il Guscio Recordings. Sarà un caso?
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