DEEP DIVE TRACKS: LupoFiumeLeggenda – ABRACADABRA

L’abracadabra è un talismano contro i mali, una formula a cui affidarsi per difendersi dai mali lontani, inevitabili e sempre in agguato nella vita di tutti i giorni.

“ABRACADABRA” è anche il nuovo disco di LupoFiumeLeggenda, un incantesimo sonoro che attraversa mondi e stati d’animo diversi,
mescolando atmosfere, generi e colori sonori con una naturalezza che sorprende e coinvolge. Un sortilegio che protegge, un viaggio che accompagna l’ascoltatore attraverso luci e ombre, tra ironia e tenerezza, fino a far sentire la musica come presenza magica e salvifica.

Abbiamo chiesto al giovane cantautore di raccontarci tutti i brani che compongono il nuovo album, sviscerandoli dal suo punto di vista.

OCCHI PANTERA
Focus track del disco, per me è un po’ il mio pezzo à la Ligabue, con tutto il rispetto sia chiaro.
Il brano è una dichiarazione di intenti e, non a caso, è la traccia di apertura, “ho visto sorgere una luna nera, le ho fatto gli occhi pantera”, come a dire: vita lo so che sai picchiare duro, ma io sono qui a pigliarmi gli schiaffi e “te lo giuro sposterà la ghisa questo cuore operaio”.
Ok, è retorica, d’accordo, ma è la prima volta che la faccio in un brano, concedetemela dai. In generale poi a me piace molto quel pop rock inizio 2000 tipo Grignani o Ligabue (per i puristi sto parlando del Ligabue di “Nome e Cognome”, lo so che i capolavori il Lucio li ha scritti nei 90).


COSÌ IMPORTANTE
È stato il primo singolo estratto dal disco, è un brano pop che strizza l’occhio al Vasco in versione funky di “Amore aiuto”.
Il testo scanzonato e volutamente semiserio racconta una dinamica di coppia: lei (o lui, o X) leggera e astratta danza sui problemi della quotidianità, disinnescando in poche semplici mosse tutte le paure che l’altro ha riguardo il futuro in un mondo che non capisce più: “Ho cercato la pace, dici che non è importante!”.
Quanto è importante la semplicità? la capacità di relativizzare e dare a tutto il giusto peso? Ok, il mondo è una polveriera, ma io e te siamo qui adesso, e se mi lascio sommergere dai problemi e dimentico di stare bene non sto facendo niente per migliorarlo, anzi.


CURARO +++
A volte ritornano: di “Curaro” dal 2017 a oggi ne avrò almeno 6/7 versioni diverse, quasi tutte dolci e brutali insieme.
Il testo non è mio, ma di Gilio, storico chitarrista di tutte le mie band fin da ragazzo. Penso sia un genio, credo abbia scritto brani di pura poesia, brani che nessuno sentirà mai perché ahinoi non è interessato a farli uscire. Peccato perché il mondo si perde qualcosa.
Comunque “Curaro” me lo ricordavo, gliel’ho chiesto e me lo ha regalato.
Poi ho cambiato nell’ordine: l’armonia, lo special e l’intenzione!
Se ci penso adesso credo di aver fatto una cazzata però è una delle più ascoltate del disco, quindi…
Ah! Per me “Curaro” si ascolta in un modo preciso: stesi sul pavimento nella controra della siesta a resistere al caldo, ascoltando in lontananza il rumore di fondo del mondo che non si ferma mai mentre ci concediamo ai nostri sogni fatati, fatali e fottuti. “Curaro +++” nasce per questo.

 

APPESI ALLA LUNA
Verdefortuna, appesi alla luna!
Ecco Verdefortuna è il nome di un esercizio commerciale, forse una lavanderia o un negozio di fiori, in zona industriale a Piacenza. Perché è finito nella canzone? Lavoravo a Piace, passavo lì davanti e ho letto “verdefortuna”, immediatamente ho risposto “Appesi alla luna”. Storia assurda di un ritornello.
Per lunghi mesi la mia canzone preferita del disco, poi è scesa un po’ in graduatoria, ma le voglio un gran bene. Io metto sempre un sacco di parole ovunque, qui ho cercato di limitarmi un po’ nelle strofe, come esercizio e ne sono abbastanza soddisfatto. Penso che in futuro mi piacerà farne una seconda versione con una diversa strumentale, così per giocare un po’


BLU
La canzone del trentenne.
La canzone del trentenne quasi fallito.
Sì, quasi, perché alla fine chissenefotte e soprattutto perchè “so ancora sognare ci credi?!?”
“Blu” è un flusso di coscienza sgorgato come un piccolo fiume dalla vena aperta di un LupoFiumeLeggenda più sbronzo che no.
“Blu” è la canzone più serena del disco, più pregna di quella che è la mia personalissima e inutilissima verità. Qui non c’è malinconia, solo la coscienza della propria esistenza (Sartre spostati proprio!) e soprattutto la serenità che ti da solo l’aver imparato a bastare a sé stessi; perché, come diceva Faber: “solitudine non è stare solo, ma non sapersi fare compagnia”.


MAGARI LA FELICITÀ
Questa è la canzone delle ipotesi, di ciò che avrebbe potuto essere e invece non è.
Racconta un’occasione persa, una vita di dubbi e un quasi-niente esistenziale che si risolve con una corsa sull’A14 lungo i fianchi di Mamma Italia a ritrovare sé stessi crogiolandosi in dolci malinconie e tramonti rivieraschi.
Cosa saremmo stati noi? Magari la felicità!
La risposta ognuno di noi la sa, ma forse è giusto non dirla a voce alta.
Linea vocale del ritornello da gruppo prog rock anni 70 tipo i Corvi o i Camaleonti e una tonnellata di effetto. Strano, ma per me funziona.


ELLA
Qui è proprio 50/50: musica Santona e testo Lupo.
Ella è una ragazza che il Santo conobbe anni fa a Berlino. Beh, gli ho inventato una serata insieme immaginando una fuga in motorino nella campagna intorno ad una città industriale. Credo che “Luna occhio di bue, motorino in due” sia una delle mie frasi migliori di sempre, scusate la spocchia!
Il titolo è rimasto questo perché mi ricordava un po’ “Henna” di Lucio Dalla.
Nel figurarmi la cara Ella ho pensato a Valentina, la nipote di mia moglie, che è un po’ una clubber di questo nuovo millennio. Il riff iniziale mi trascinava in quelle atmosfere lì.


TORINO
“Torino” è la canzone del lunedì mattina; penso che l’intero significato del brano sia riassunto nella frase iniziale “oggi è il fottuto lunedì e dovrei fare in fretta ad andarmene da qui, da questa routine”. Un concetto buono per ognuno di noi, non ho altro da spiegare al riguardo.
Il titolo non c’entra assolutamente nulla, ma la musica è interamente di Santona e “Torino” era il nome del file bozza che mi ha inviato per propormela. Penso l’abbia scritta mangiando la bagnacauda e il bunèt sotto la statua di Cavour.
La dedichiamo ai Savoia.

 

 

RESTA CON ME
A questo punto del disco sentivo il bisogno di avere un’atmosfera in più; in generale mi piace sempre mettere il momento folk/acustico nelle cose che faccio, credo che ci sia bisogno di distendere.
Il testo parla di me, sono io che non metto più la maglietta dei FASK (chissà perché poi) però mi manca pogare nei club. Poi l’ho romanzata un po’ e soprattutto ho scelto di parlare di me al femminile, non sono mica il primo, Vasco lo fece con “Sally” scrivendo ben altro capolavoro!


L’ETA’ DELL’ORO
Questa è una traccia che ho scritto pensando a mio padre. Da ragazzino tutti mi dicevano che ero sputato a mia madre, per forma e per carattere. Crescendo mi sono scoperto mille volte simile al mio vecchio invece, per carattere e anche un po’ per forma.
Questi anni spietati (cito i Negrita, una delle band della mia vita) mi mettono alla prova, mi testano su nuovi problemi, mi propongono nuovi vizi e nuove debolezze.
Ho sempre flirtato con i miei demoni, ma ho scoperto a mie spese che a volte se fai un passo di troppo cadi nel burrone. Quando risali sei forse una persona migliore, ma mica sempre si risale, quindi bisogna stare attenti.
L’età dell’oro per me è una canzone sulla responsabilità insita nel crescere, sul conservare e conservarsi. Non è l’età dell’oro questa e ci sono trappole ovunque, ma il timone della nostra barca dobbiamo tenerlo noi, non dipende sempre tutto dagli altri


INDEPENDIENTE
Questa invece è una canzone che ho scritto dopo essere diventato padre.
Ad Ottobre 23 è nata mia figlia, Bianca. Quello che ora è l’indiscusso “moe (leggasi amore) di papà” entrò nella mia vita come una nebbia spessa e tenace che ha mascherato gli occhi al futuro. La paternità non è stato certo un imprevisto per me, ma dopo il parto mi sono ritrovato in macchina a piangere di paura.
Anche allora arrivò la musica a svegliarmi: la radio mi diede la scossa con “Living on the edge”, degli Aerosmith, mi ricordo che tornai a casa urlando in lacrime con il finestrino abbassato, una roba da pazzi. Arrivato in casa mi sono seduto al piano e ho scritto “di sicuro non somigli a niente, il futuro che mi dai è per sempre”.

Così si chiude “ABRACADABRA” un disco sulla vita, la mia, e anche sul futuro, che sembra scuro, ma forse c’è un bagliore, come una verdefortuna!


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