La forza di un legame che finisce e la fragilità di tutto ciò che rimane sospeso: “quello che non so”, il nuovo singolo di ioemeg (appena pubblicato via Honiro Label), racconta l’istante in cui le parole diventano carezze e pugnali, quando l’amore si trasforma e resta solo l’incertezza di ciò che sarà.
Un brano che esplora la paura dell’ignoto e il coraggio di lasciarsi andare, la consapevolezza che anche nella fine sopravvive qualcosa: tracce, gesti, ricordi che continuano a parlare.
Abbiamo incontrato ioemeg e ci siamo fatti raccontare di più sul suo nuovo brano
Come convivono ioemeg?
È una convivenza pacifica, ognuna delle due parti ha il suo spazio ed emerge quando è il momento giusto. Sicuramente l’io, ovvero Martina, è più presente nella quotidianità, ma viene sempre accompagnata per mano da Meg.
Il tuo nuovo singolo ci lascia sospesi, fuori dal tempo, come se fosse un delicato abbraccio che consola da “quelle cose che non so”. C’è qualcosa che ti spaventa più di tutte che non sai?
Ci sono tante cose che ancora non so, ma l’ignoto non mi spaventa in realtà. Anzi, esattamente l’opposto: è un piccolo pezzo del motore che manda avanti la mia vita. Quando la realtà, ma soprattutto il passato, ti tolgono tante cose belle, l’ignoto rimane comunque un piccolo barlume di speranza.
Qual è stato il processo creativo dietro al brano? Come nasce l’urgenza di dare una risposta all’incertezza che tanto attanaglia, ma che a volte ci sprona?
Questo brano è nato in modo molto spontaneo. È iniziato tutto da una scala al pianoforte, che è quella che si può sentire nel pre ritornello, seguita a ruota dal testo. La canzone è nata dopo un periodo molto difficile e mi sta aiutando ancora oggi, a distanza di un anno da quando è stata scritta, a superare quei momenti no.
È stata una vera e propria “urgenza” di buttare fuori tutto quello che avevo dentro di me, andando a sbirciare tra i ricordi e anche tra le cose fisiche che mi sono rimaste tra le mani. Quando scrivo, cerco sempre di aiutare chi ascolta le mie canzoni. Forse è questo che mi ha portato a dare voce a questi dubbi e allo stesso tempo a formulare le risposte, e per una volta, penso di averlo fatto anche per me.
“Vorrei essere pioggia soltanto perché cade dove gli pare”. Se fossi pioggia e se proprio cadessi dove ti pare, in quale punto vorresti andare?
Vorrei poter andare da tutte quelle persone che, come me, amano la pioggia per permettergli di piangere facendo mescolare le lacrime alle gocce, per farle ballare per poter sentire di nuovo la felicità. Vorrei essere ovunque se ne sentisse il bisogno.
Vorresti lasciare un messaggio in conclusione ai nostri lettori?
L’unica cosa che mi sento di dire è di non dare mai nulla per scontato e di vivere tutto ciò che ci accade a pieno. Ma soprattutto di vivere le persone che abbiamo accanto e di amarle come amiamo noi stessi. Cercate sempre qualcosa che non sapete, perché potreste scoprire mondi meravigliosi.

