Gli alti e bassi diventano tavole da surf per navigare sulla “Analisi di fase”, il primo EP dei Manifesto, pubblicato il 4 luglio per Honiro Label.
La parola analisi richiama sempre a qualcosa di astratto ed estrapolato dalla realtà secondo la logica, razionalizzando anche ciò che appare irrazionale. Eppure, non c’è niente di più analitico della vita concreta che rimane tale, di quelle emozioni liberatorie o distruttive che, una volta ripercorse, tracciano i contorni della nostra persona. Proprio attraverso il processo introspettivo, ad un certo punto, si arriva a questa conclusione: il mondo cambia e perde sempre di più il suo lato più reale, ma, non distogliendo l’attenzione verso noi stessi insieme agli altri, ci si può ancora avvicinare all’atto più rivoluzionario: non dimenticarsi la propria essenza, l’essere fatti di carne e ossa.
Abbiamo fatto due chiacchiere con il duo indie-rock per scoprire di più sul loro progetto artistico:
Ciao ragazzi! Cominciamo così: esiste un manifesto storico, sociale, o qualsiasi voi preferiate, al quale siete legati e perché?
Il Manifesto di Woodstock, non intenso come espressione di idea specifica, ma come comunicazione di principi non scritto, rappresentando la libertà e l’espressione che conciliano perfettamente con il messaggio dei tre giorni di pace e di amore.
“Analisi di fase” riprende il concetto socio-politico di valutazione di un periodo generazionale attraverso una poetica fresca, a tratti ironica e irriverente, che mette in evidenza punti di vista diversi sulla nostra realtà. Dove nasce l’esigenza di proporre la vostra analisi e qual è stato il processo creativo?
L’esigenza di proporre la nostra analisi nasce dalla necessità di dover dire e manifestare qualcosa dentro, relativamente alle nostre idee e quello che succede intorno. E se prima lo facevamo prevalentemente a scuola o nelle piazze, ora lo facciamo cercando ci concentrare le nostre energie nella musica. L’incipit musicale è spesso veloce e rapido, istantaneo e istruttivo. Dopo la prima bozza, che si evolve e ha bisogno di un’identità lavorata e ricercata, siamo andati avanti rispetto a ciò che sentiamo più fluido.

Secondo voi qual è il gesto più rivoluzionario che può fare una persona nel mondo di oggi?
Crediamo che il gesto più rivoluzionario nel nostro mondo, in particolare quello occidentale, potrebbe essere quello di spegnere tutti i dispositivi elettronici. Non che sia necessariamente giusto, ma, se succede in maniera improvvisa, potrebbe essere qualcosa di straordinario.
“Ho il tempo per amare la montagna, ho il tempo per amare me, te, lei, loro: tengo abbastanza amore”. Nel brano “X3” lanciate un messaggio forte e chiaro: andare oltre i confini e i limiti che impongono gli schemi sociali.
Non è un paradosso che nel 2025 per alcuni è ancora necessario ancorarsi proprio a quegli schemi? E secondo voi quale può essere il modo per liberarsene e amare liberamente?
Non è una domanda facile, ma sicuramente dovrebbe essere abbastanza normale che ci siano ancora quegli schemi e che durano da millenni, più difficili da scardinare come qualsiasi abitudine. Cambiare gli equilibri manda sempre un po’ fuori fase. Forse il modo migliore per provarci è mettersi in discussione il più possibile, ammettere le proprie fragilità, senza prendere una posizione netta da subito, prendendo il giusto per mettersi in dubbio. Ma sicuramente questa potrebbe essere la via.

Vorreste lasciarci un messaggio finale per concludere?
Datevi tempo per creare una vostra idea su qualsiasi cosa, non lasciatevi sempre trasportare dalle idee delle altre persone, cercate tempo per stare tranquilli e analizzare bene le vostre scelte. Spesso essere impulsivi e fare le scelte sbagliate potrebbe essere la cosa giusta, basta che sia la vostra e che sia stata analizzata.
Cercate di accogliere e di condividere un po’ più di messaggi di amore. Ne abbiamo veramente bisogno in questo periodo storico.
E soprattutto se vale la pena lottare per quello che fa bene alle persone!
