BRENNEKE CI HA RACCONTATO LE COSE CHE NESSUNO DEVE SAPERE

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Venerdì scorso è uscito “Nessuno lo deve sapere”, il nuovo album di Brenneke disponibile su tutte le principali piattaforme streaming per Vetrodischi.
Anticipato dai singoli “Lasciarsi Alle Spalle” e “Compleanno”,  il nuovo lavoro di Brenneke è un album sincero, una collezione di fotografie che permettono di osservare anche le parti più nascoste dell’animo dell’autore. Attraverso un pop autoriale con sonorità contemporanee, Brenneke ci porta a compiere un viaggio che parte dal varesotto, passando per Milano, l’Irlanda sino a giungere allo spazio più profondo.

“Nessuno lo deve sapere” è stato presentato alle Cantine Coopuf di Varese sabato 03 febbraio (nonostante una forte nevicata alla venue si è registrato il tutto esaurito).
Siamo stati al concerto e ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con il diretto interessato.

Sia in Compleanno che in Lasciarsi alle spalle parli di cambiamenti e di passato.
Ci sono stati abbandoni o cambiamenti che hanno condizionato o influito la realizzazione del nuovo album?
Beh, direi in generale che la genesi dell’album è stata veramente lunga.
Le canzoni sono state scritte in un arco temporale dal 2016 al 2018.
In mezzo ce ne sono stati tanti di abbandoni reali e anche metaforici!
Diciamo che mi trovo un po’ nel periodo in cui un uomo solitamente si chiede: “E adesso? Che faccio?” Quindi quando parlo di abbandono, parlo più di uno stato d’animo.
Ad esempio, in “Compleanno”, mi riferisco ad alcune persone che ho perso semplicemente perché sono cresciuto.

Ti senti un po’ fuori, un po’ diverso anche a livello di stile musicale rispetto a quello che la scena attuale offre?
La risposta è sì. Perché l’espressione “indie” ormai non ha più la stessa attitude che aveva nell’era pre-social e pre-internet in generale… Per me vuol dire ancora quello, cioè voler fare le cose contro cultura!
Con questo non voglio dire che all’interno delle etichette discografiche major non ci siano dei veri artisti, però è anche vero che in Italia la parola indie è molto spesso associata ad un marketing “giovanilista” e io non mi sento assolutamente dentro questa cosa qui.

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Tutte le foto: ste_poska

Nel disco ci sono tante metafore sullo spazio, dai buchi neri ai satelliti, accompagnate anche da suoni che un po’ ti fanno entrare in un mood “spaziale”.
Questo ha per te un significato particolare?
Eri uno di quei bambini che voleva fare l’astronauta? Io non ho ancora capito come fa l’universo a essere infinito…
Lo spazio è un immaginario che è cominciato ad entrare nei miei pezzi quando mi sono accorto che erano canzoni che parlavano di esistenzialismo. Quindi ho cominciato a pensare che forse la cosa che più assomiglia alla mente umana è proprio il cosmo.
Questa cosa poi è entrata nelle canzoni ed io ho cominciato a giocarci anche dal punto di vista sonoro.

Quali sono le cose che nessuno deve sapere?
Ansie, sentimenti di perdita, ma anche di rivalsa…
“Nessuno lo deve sapere”, è un titolo che ho scelto perché i temi delle canzoni sono cose intime, di cui solitamente vuoi parlare soltanto in alcuni momenti e con delle persone selezionate.
Però avevo deciso che volevo fare un disco che non si vergognasse di parlare direttamente: nessuno lo deve sapere, ma tutti lo devono sapere. E’ questo il bello!
Non riesco a farlo con le persone ed ho preferito farlo con le canzoni.


L’album è la prima uscita per l’etichetta Vetro Dischi.
Come pensi si possa sviluppare il tuo rapporto con la label?

Io ero in contatto con Vetro Dischi ancor prima che nascesse, anzi posso dire che in qualche modo ho contribuito a far nascere. Lavoravo con i fondatori già da qualche anno e ho fatto scattare qualche scintilla che li ha convinti a farla nascere.
Anche perché, quando ne parlavamo, mi dicevano che io avevo qualcosa di forte che volevano mettere sul banco, insieme ad altri progetti musicali.
Sono molto fiducioso che le cose possano andare per il meglio e, ad oggi, vorrei stare solo con questa etichetta. E’ un nuovo modo di lavorare che però si rifà ad un modello vecchio. Perché siamo tutti allineati sul fatto che si deve lavorare per quello che uno è, non per quello che potrebbe essere il tuo valore commerciale. Al centro c’è sempre l’artista, e la cosa più importante è che io mi possa esprimere per quello che sono.

Prima di lasciarti salire sul palco, solite domande di rito: con chi stai per suonare, come ci si sente prima di un concerto e quale canzone non vedi l’ora di suonare
Questa sera, dopo l’apertura di Bonetti, sarà la prima volta che suono con la band le canzoni del nuovo disco perché non le ho ancora fatte dal vivo. Ci tengo a presentarli: Matteo De Marinis alla batteria, che è anche il mio produttore, Laura Pizzoli alle tastiere e Daniele Marinello al basso.
Prima di un concerto di solito mi sento male, la performance è un momento delicato che dipende molto dal contesto: stasera mi sembra il primo live della mia vita, perché non suono con una band da due anni.
Per le canzoni, invece, in realtà non vedo l’ora di suonare tutte quelle di “Nessuno lo deve sapere”, perché è la prima volta!

 

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Tutte le foto: ste_poska