RED LINES – “PAISLEY”

“Il paisley underground è una scena musicale sviluppatasi nella città statunitense di Los Angeles nella prima metà degli anni ottanta, caratterizzata dal recupero e dalla rielaborazione del sound psichedelico classico con un piglio più asciutto e sintetico mutuato dal punk rock”

Sto citando Wikipedia (lasciandovi anche l’hyperlink relativo agli anni 80 così se dopo aver letto l’articolo non avete nulla da fare potete cazzeggiare un po’) per parlarvi di quel periodo musicale di quarant’anni fa in cui i Dream Syndicate, giusto per fare un nome, mischiavano l’irruenza e l’urgenza chitarristica di Neil Young con i sapori psichedelici dei Velvet Underground.

Dopo aver ascoltato i Red Lines, oggi posso affermare che stiamo vivendo una sorta di “paisley underground 2.0” in cui pietre miliari del passato vengono ristudiate, rimodellate senza essere rovinate, quasi superate: la londinese d’adozione Marianna Pluda ed il chitarrista bresciano Simone Apostoli per il loro nuovo album “Paisley” hanno preso i Cardigans, li hanno miscelati con i Depeche Mode, frullati con Florence and the Machine  ed impiattati con Tame Impala, inventando così una nuova ricetta, senza rovinare il sapore autentico di ogni ingrediente.

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Dopo il successo ottenuto con “Colder”, la giovanissima coppia Pluda/Apostoli trova dunque consacrazione con un disco in cui una caldissima ed affascinante voce si inserisce alla perfezione nella miscela di chitarre, synth e percussioni, ora con un tocco nostalgico, ora con spirito completamente innovativo.
L’album ci fa viaggiare da Woodstock a New York con un gusto retrò, che (per fortuna) si mantiene ben distante dal becero revival del tempo che fu, al quale le nostre orecchie sono abituate.

“Paisley”, registrato tra la Buca Recording Club ed il Tup Studio di Brescia, entra di diritto nell’elenco dei dischi più promettenti del 2018 (e non dico “più belli” semplicemente perchè non mi piace dovervi dire “Io ve l’avevo detto” alla fine dell’anno).

Un disco che vi consiglio subito di ascoltare, riascoltare e riascoltare ancora.
Tanto vi siete già dimenticati che all’inizio dell’articolo vi ho messo il collegamento ipertestuale per gli anni ’80 di Wiki.