COME SI FA A DIPINGERE LE IDEE? PERINA CI HA PARLATO DEL SUO NUOVO ALBUM

Tra batteria, drum machine, synth e chitarre crunchy, il 2 Febbraio è uscito “Seieventisette”, il nuovo album di Perina per Cabezon Records.
Otto tracce sviluppate a sei mani, grazie alla collaborazione nata tra Perina stesso, l’amico musicista Glauco Gabrielli e al supporto tecnico del fonico Fabio De Pretis.

“Seieventisette” è un disco costituito alternando momenti accelerati ed enfatici ad istanti in cui il carattere e l’emotività dell’autore fuoriescono in lenti carichi di espressività. Il risultato è un ammiccante pop rock maturo e schietto: “Seieventisette” è ritardare l’ora della sveglia per andare a lavorare, è uno dei modi per rinviare i doveri e per evadere da ciò che vorremmo essere ma non riusciamo a diventare.

L’album, insomma, ci racconta il disagio che ci prende quando capiamo che l’adolescenza e i sogni e le speranze che porta con sé sono finiti.
Abbiamo incontrato il cantautore veronese e ci siamo fatti raccontare la sua storia

Perina 2 (quadrata)

Chi è Perina? Come, quando e perchè Perina decide di fare musica?
Sono Nicola “Perina” e sono veronese di nascita ma abito in Trentino da un po’.
Ho iniziato alle superiori con alcuni compagni di classe, poi la cosa si è fatta emotivamente interessante ed ho continuato fino ad ora a suonare con un paio di band (Just Another illusion prima, Camp Lion poi).
Questo è il mio primo progetto solista.

Hai appena compiuto trent’anni: non è strano approcciare alla musica così “tardi”?A dir il vero con le mie due band passate qualche disco l’abbiamo fatto quindi non è proprio il primo approccio, è strano che non abbia provato a fare prima una cosa totalmente mia, ma come sempre, tempo al tempo…
Sono contento di poter metterci tutto me stesso e spero di fare ancora dischi in futuro.

Negli ultimi tempi sono per lo più i giovanissimi ad emergere, sarà anche perchè questi usano i social h24. Come può farsi notare un 30enne?
È vero, vedi ragazzi tecnologicamente bravissimi, soprattutto nel rap sto notando, che riescono a emergere promuovendosi su social e affini ma per quelli come me penso che l’unica arma sia fare belle canzoni e suonare decentemente ai concerti innanzitutto…
Un minimo di autopromozione sul web e di aiuto da persone affidabili non guasta…
Se poi hai anche un pacco enorme di soldi per promozione e marketing forte vai alla grande.

Seieventisette è il tuo primo album da solista: sei soddisfatto del tuo lavoro?
Sono brani che hanno superato diverse fasi e stravolgimenti nel corso del tempo, quello che è rimasto sono otto buone canzoni che fanno la loro bella figura secondo me.
Sono soddisfatto senza dubbio!

Cosa vuoi dire con queste otto tracce? Qual è il messaggio per chi ti ascolta?
Seieventisette racconta una fase della mia vita in cui ho dovuto prendere coscienza di me, come tutti quando si tratta di fare scelte di vita…
In particolare racconto quel distacco da una sensazione di adolescenza che permane mentre ti affacci a quello che è la vita reale, bella o brutta che sia.

Ma perchè proprio sei e ventisette e non sei e ventotto?
Perché se fossero state le sei e ventotto avrei fatto troppi tardi a lavoro, invece alle “sei e ventisette” guadagnavo ancora più minuti di sonno senza ritardare così tanto.

Qual è il brano che preferisci di più nell’album e perchè?
Innegabile bravura, lo riascolterei un miliardo di volte senza stancarmi!
Non mi capita mai con le mie canzoni!