ABBIAMO CHIESTO DIRETTAMENTE AD ASIA GHERGO COSA VUOL DIRE ESSERE UNA WEBSTAR

Il sociologo Codeluppi parla di vetrinalizzazione per descrivere l’ossessione postmoderna  che il genere umano ha per la trasparenza: i media ed i social network alimentano sempre di più la smania di notorietà ed il desiderio di esibirsi.
Come i media territories vanno ad influenzare e modificare i nostri comportamenti e le nostre azioni? L’abbiamo chiesto a chi grazie a questi è diventata famosa: Asia Ghergo.

asiaghergo

Ho provato a scrivere su Google il tuo nome: le prime pagine consigliate dicono “Asia Ghergo è una webstar”.
Che cosa vuol dire per essere una webstar? Ti consideri tale?
Bhe, fondamentalmente hanno ragione, è solo grazie al web se adesso c’è qualcuno che sa chi sono e conosce le mie cover e la mia musica.
Fondamentalmente è stato un mezzo essenziale, parlo di Youtube ed in generale dei social, in particolare Facebook. Non mi piace però essere considerata una “youtuber”, perché io non faccio blog, non comunico a parole ma solo attraverso la musica.
Insomma io sono una coverista, o meglio ancora, mi piace il termine “artista”.

Hai solo 18 anni: che concezione hai dei social network e come li vivi?
Io, che di anni ne ho 25, credo di aver una considerazione dei social diversa dalla tua, nel senso che li vedo solo come un mezzo per pavoneggiarsi e venire così considerati dalla società in base al numero di cuoricini che si riescono a prendere. Cambia secondo te il punto di vista (ed il conseguente utilizzo) dei social tra un 25enne ed un tuo coetaneo?
Certo: i social sono definiti universalmente una “finestra sul mondo”, inutile negarlo, è così. Siamo tutti pro, perché se frequenti i social diventi immediatamente parte di un “qualcosa”, che sia reale o virtuale, e in fondo tutti abbiamo bisogno del consenso altrui. Io e i miei coetanei siamo praticamente cresciuti in maniera direttamente proporzionale con le nuove tecnologie, che ci stanno assorbendo sempre di più.
Noi ormai non ne possiamo fare a meno… I social sono parte della nostra quotidianità, siamo stati abituati a comunicare attraverso questi mezzi, è una cosa abbastanza squallida da ammettere ma è davvero così. I ragazzi più grandi invece non sono schiavi di queste cose, perché hanno avuto modo di conoscere e assaporare, anche se per poco magari, quella che è la vita reale, quando non esisteva Whatsapp, Messenger, Twitter…

Ancora più drammatico credo che sia l’uso delle persone in crisi di mezza età che non capiscono che Facebook non è solo “Buongiornissimo kaffèèèeèeè”: perchè i 50enni si ostinano a usare Facebook solo per spammare scritte glitterate?
Questo rimane un mistero, ma a mio parere tra gli adulti c’è un modo diverso di comunicare: in una vita fatta di lavoro e sacrifici, sui social preferiscono sdrammatizzare, cercano di evadere dalla routine, vogliono staccare un po’ e sentirsi al passo con i giovani d’oggi.
Sono attratti dalle emoticon e dai cuccioli di cane glitterati, e dai “buongiorno mondo”, ma in fondo facciano quel che vogliono, magari loro ci prendono in giro per le nostre foto con la bocca a papera. Insomma, io penso che se i 50enni non stanno al passo con i tempi, è solo meglio per noi.

A proposito di genitori: parliamo di tuo papà Roberto: com’è successo che anche lui abbia fatto una cover? C’è il tuo zampino dietro?
Gli ho proposto soltanto di registrarla come facevo io, in cameretta, con i poster dietro, perché mi faceva molto ridere l’idea. La cosa è piaciuta a tutti, ne sono molto soddisfatta. L’unica cosa è che si è un po’ gasato per tutte le visualizzazioni che ha fatto ahahaha ma meglio così!

 

 

 

C’è stato un momento ben preciso in cui hai pensato “ok, adesso mi metto a fare cover, le carico su youtube e divento famosa”?
Com’ è iniziato tutto e com’è che sei diventata l’Asia Ghergo regina del web?

Io ho sempre fatto tutto quello che mi passava per la testa, fregandomene di cosa poteva pensare la gente. Sono sempre stata quella “stravagante” ovunque andavo, a scuola, nel gruppo di amici, ma la cosa mi piaceva un sacco, omologarsi è sempre stato noioso per me.
Un giorno mi sono detta “facciamolo”, non ci ho pensato su più di tanto, e soprattutto sono partita senza la minima aspettativa. Avevo in mente solo una cosa: volevo far conoscere un po’ la musica indie, la stessa per la quale tutti mi prendevano in giro rendendomi quella con i gusti musicali di merda.
Guardateli adesso come ascoltano Gazzelle e come citano i testi dello Stato Sociale! Insomma, io mai avrei immaginato, aprendo un canale Youtube, di arrivare a risultati simili. In nemmeno un anno ho fatto cose che sognavo di fare in una vita intera.
Sembra troppo bello per essere vero!

Come scegli il pezzo/l’artista a cui fare a cover? Hai sempre ascoltato indie?
Ma tra l’altro… Che cazzo ascoltano quelli della tua età?
Quelli della mia età ascoltano la roba che viene passata in discoteca, per la maggior parte, la definirei musica commerciale.
L’ho capito perché frequentando per sbaglio uno di questi posti, vedevo ragazzi che sapevano i testi a memoria, cantavano, si fomentavano. C’è anche tanta gente che ascolta musica più interessante, non saprei dirti nello specifico, ma i generi musicali sono tanti e diversi, proprio come le persone.
Sono in via d’estinzione i metallari e i punkabbestia ahahah, io prima di essere considerata indie ascoltavo i Sex Pistols, i Rancid, i Rabble ed andavo in giro con i vestiti strappati, le borchie e le spille da balia… Per un periodo mi sono colorata i capelli di rosa.

Per quanto riguarda i brani, li scelgo senza criteri specifici: ascolto una nuova canzone, mi piace, faccio la cover; oppure mi capita in cuffia un pezzo che non ascoltavo da tempo, mi emoziona, e lo metto in lista hahahaha.

A proposito di indie: non credi stia diventando troppo mainstream? Certo, per te può essere una cosa favorevole, ma io mi incazzo quando sento certa gente cantare canzoni di artisti che fino a ieri non sapevano nemmeno chi fossero.
Non sei gelosa come me?
Sono molto gelosa, ma al tempo stesso mi auguro che sia così, per me è una cosa importante! Molta della gente che mi segue su Youtube, nei loro vari messaggi e nei commenti sotto ai video, afferma di essere stata convertita all’indie proprio da me… Ne vado molto fiera!

 

 

Spotify rende il processo di “ricerca del brano” troppo facile?
Non mi fido più di Spotify: ti fanno ascoltare quello che vogliono loro, non di certo quello che vuoi tu. Circolano tanti soldi dietro secondo me, nulla è affidato al caso.

Da Yuotube ad aprire concerti fino ad arrivare al tuo primo brano “2016”: la ricetta alla base è una chitarra, un armadio alle spalle con girasoli e poster degli Strokes, una videocamera e…?
La passione! Penso che sia fondamentale! La musica è bella perché è l’unica cosa non seria di questo mondo. Tutti dobbiamo lavorare, studiare, seguire la nostra routine e poi per rilassarci mettiamo le cuffiette, in quel momento tutto sembra tornare a posto. Suonare uno strumento è la cosa più bella del mondo, sei tu che crei la musica con le tue mani e con la tua voce. Puoi fare tutto quello che vuoi, dire quello che vuoi, tutto è lecito. La musica mi rende felice, immensamente, ma mi fa anche piangere tanto. La musica è emozione, non importa se sei il più bravo chitarrista del mondo, o il più mediocre, l’importante è arrivare, colpire l’anima delle persone attraverso poche note. Bisogna metterci il cuore.

 

Ultima ma non ultima domanda: 5 artisti a cui vorresti fare una cover e 5 artisti a cui non gliela farai mai e poi mai?
Ahahahah no dai Stefano, a questa domanda non so (o meglio non voglio) rispondere ahhahhah!

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Tanti girasoli, tante risate e un uso costruttivo dei social sono ala base della ricetta per diventare Aisa Gergo, una delle poche persone che, nonostante il successo, è riuscita a rimanere umile e sé stessa.