FILASTINE & NOVA: UN VIAGGIO TRA ORIENTE ED OCCIDENTE

Filastine & Nova è uno dei progetti musicali più indescrivibili dell’era contemporanea. Parole forti, è vero, ma basta provare ad ascoltare il loro nuovo lavoro in studio, per capire quanto sia difficile trovare parole giuste per descriverlo, data la miriade di influenze musicali che il gruppo contiene.
“Drapetomania” è il loro ultimo album, uscito alla fine di Aprile.

Nova, cantante e rapper indonesiana, e Filastine, percussionista e producer, sono entrambi stabili in modo semi permanente a Barcellona, la città che li ha, più di tutte le altre, lanciati nello scenario internazionale, grazie all’esibizione al Sonar del 2009, “la Mecca” per gli amanti, i produttori e i creativi del mondo della musica elettronica. Famosi, o forse per questo non famosi, per essersi dedicati a progetti più che mai diversi, da molti musicisti tradizionali: dall’esibizione del 1999 a Seattle, per lo storico evento “Infernal Noise Brigade” che segnò l’inizio delle battaglie etichettate come “No Global”, alla manifestazione contro il vertice del WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, fino all’esperienza più recente, il concerto organizzato per i profughi nel campo migranti di Calais. Inizialmente lo stesso Filastine era un attivista, ma da molti anni si dedica agli eventi culturali, una forma di attivismo che lui stesso ritiene molto più efficace.

Il 29 aprile il loro tour mondiale è passato anche da Milano.
Sono stati al Macao, noto centro sociale milanese: un’esperienza da loro stessi raccontata in modo molto positivo, perché amanti degli spazi e dei luoghi alternativi, dove è possibile vedere la vera avanguardia, tenuti da persone in linea con i loro principi. Sono veri artisti, che curano molto anche l’aspetto estetico delle loro performance e si dedicano molto al videomaking: loro stessi affermano che i video sono una parte fondamentale della loro arte, il video cerca di rispecchiare quello che dicono i testi, e il lavoro è molto lungo proprio per cercare di rendere al meglio il messaggio che trasmettono. Storie assurde, che contribuiscono all’originalità dei loro pezzi.

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Andiamo a scoprire Drapetomania”.
Sono state scritte tantissime cose, alle volte mi è sembrato che la loro musica venisse appesantita, ancor di più, con aggettivi e generi mai sentiti…

Io voglio usare meno parole possibili:

TRAP – buona parte delle canzoni sono identificabili nel genere trap, come ha detto lo stesso Filastine, che quando ne parla, sembra lasciare intendere che sia una scelta non voluta, ma una scelta dettata dal tempo musicale che sta vivendo. Una trap molto insolita, a volte tende a rallentare il ritmo, altre volte invoglia il ballo o la concentrazione. Alcune tracce sembrano un vortice da cui non puoi uscire, sei troppo affascinato da questa esperienza, mentre altre volte il disco viaggia e tu lo stai guardando da fuori: non capisci, ma sei curioso. Psichedelica.

 

SUONI ORGANICI – si ritrovano dall’inizio alla fine in tutto il disco. Suoni che riproducono i rumori della natura, nel disco si trovano la pioggia, l’acqua, i grilli e la sabbia. Basta “giudicare il disco dalla copertina” per capirlo: una rosa dei venti adagiata su cerchi concentrici che riproducono immagini e dimensioni diverse, dalla tundra, al fondale del mare, al deserto.

WORLD MUSIC – particolarità principale che fa da contorno al suono di tutto il disco. In italiano “musica del mondo”, infatti ad ispirare il disco, oltre ovviamente ad una serie di produttori contemporanei, è stata l’electro chaabi contemporanea de Il Cairo, il rock psichedelico turco degli anni ’70, la musica rituale dalle montagne del Rif in Marocco e le colonne sonore dei film di Bollywood degli anni ‘50. Cori, cambi di ritmo, suoni di flauto e strani strumenti, un bellissimo viaggio che alle volte, come hanno detto anche quelli di Pitchfork, suonano meno come la musica del mondo e più come la musica di un altro mondo.