“THE BLACK RACISM”: QUALCOSA DI MAI ASCOLTATO PRIMA

Assolutamente incredibile l’esordio del trio Fuera, con il loro primo disco “The Black Racism”: solamente con il video del singolo “Tossico d’arte” sono state raggiunge le quasi quasi 45.000 views su Youtube e 13.000 in stream.

Ma chi sono i Fuera?

Ricominciamo dall’inizio…
Avete bisogno di ascoltare qualcosa di nuovo?
Pensate che manchino le novità o avete particolarmente bisogno di novità?
Di qualcosa di mai ascoltato?

La mia risposta è: provate ad ascoltare i Fuera.
Si tratta di qualcosa di mai fatto, a così alti livelli, in Italia. L’album arriva dalla mente di tre ragazzi di vent’anni, originari di Nola (Na): il producer Jxmmyvis ed i rapper Same e Diak.
Il disco è stato registrato al Sinergy Recording Studio di Milano, prodotto interamente dal Jxmmyvis stesso, con arrangiamenti addizionali di Frenetik e Orange e la collaborazione di Jeff Owen.

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Sarebbe troppo riduttivo, secondo me, dire che si tratta di hip-hop e trap, con un potente sottofondo elettronico psichedelico, ma se si dovesse riassumere in poche parole, probabilmente sarebbero quelle giuste.
Un’elettronica di sottofondo a tratti cupa, in alcuni momenti sperimentale e psichedelica, in altri momenti angosciante e preoccupante.
L’alienazione derivante sia dal consumo di droghe, che dal conformismo del mondo moderno, l’uomo che a tratti è molto fragile e cerca uno sfogo nell’arte. Potrebbe essere la colonna sonora di una versione italiana, ambientata a Milano, di Trainspotting. Questo è quello che raccontano i Fuera, attraverso i riferimenti al cinema e appunto, all’arte.

Un trip nel vero senso della parola, che provo a raccontarvi attraverso alcune tracce:

#2 Jimmy Paradise: comincia il ritmo crescente di questa musica trap, che ti spinge a ballare, ti fa venire voglia di saltare, ti esalta, ma poi ti riporta alla tua serata solita… fatto, non stai facendo niente di che, “galleggi nel vuoto e non sai cosa fare”, “gravità zero, sei sospeso in aria, viaggi nelle galassie”. E per la strada non c’è niente, non ci sono alberi, non c’è la strada, non c’è la luce… Si vede tutto a dimensioni multiple… E viene invocato Jimmy Paradise, per raggiungere il paradiso, per scappare…

#4 Weekend Nightmare: preludio, voce distorta, sta cominciando piano anche questa, la condizione è sempre la stessa: siamo in una stanza buia, piena di quadri astratti, opere pittoriche, che non sono minimamente rappresentative della vita reale e che allontanano dalla vita reale: per questo, nella semi-coscienza, il soffitto sembra prendere forma e crollare… “fermate la testa, continua a girare, come ogni Venerdì” il ritmo è ripetitivo e lento… finché non si viene svegliati da un suono molto marcio di chitarre elettriche… ma non ci si riesce a riprendere “sono uno zombie, ogni Venerdì”.
Fermate la testa!

#6 Tossico d’arte: cambia la musica, il ritmo è molto più aggressivo, andiamo molto di più sulla techno, perché si cerca di dominare la situazione… visto lo stato in cui ci si trova, “scrivo solo di notte, come un tossico d’arte, divento il regista dei miei trip come Kevin Spacey, mi ritrovo il quoziente intellettivo di Teddy Daniels” (il protagonista di Shutter Island: se non l’avete visto chiudete tutto e andate a guardarlo!).
Quest’arte è frutto del disordine!

#9 Luce: sembra una canzone anni ’90, cori onirici che dicono di seguire la luce… Non è uguale per tutti, ognuno segue la sua luce. Dopo le tracce precedenti, siamo arrivati al punto in cui stiamo cercando la fine.
Forse prima o poi la troveremo, staremo in pace. Per il momento solo disordine…

The Black Racism è disponibile su Spotify e tutte le piattaforme streaming per Asian Fake, distribuito da Believe.
Il 21 luglio sarà presentato al WOODOO FEST di Cassano Magnago (VA)
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