MA TU LO AMI IL MI AMI?

Ma tu lo ami il MI AMI? Se così non fosse, dovresti!
25-26-27 Maggio, tre giorni di festival!
È difficile tornare alla normalità dopo un lungo weekend di musica, balli, gente di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutti i sapori, poghi, baci, abbracci, risate e pianti di felictà, amori e grida nel verde del Circolo Magnolia.

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Photo: Carlotta Stracchi

“Che giorno vai?” era la domanda che aleggiava una settimana prima, perché il Mi Ami è un evento che si programma, ci si organizza, rimandando tutti i compiti, le consegne e cancellando tutti gli impegni.
Esistono però anche esseri più fortunati, che riescono a farsi tutte e tre le date. Ah vecchie volpi, voi sì che siete stati previdenti: dopo mesi passati a risparmiare un euro al giorno, soprattutto dopo l’aumento di prezzo del biglietto di quest’anno, finalmente siete riusciti a vivervi il MI AMI nella sua totalità.
Ma si fanno codesti sacrifici ed anche altro per avere musica tre sere e pomeriggi di fila. Tuttavia, come mi disse una mia amica, “non è importante il giorno che vai ma l’atmosfera che incontri”. Quale atmosfera? In realà è difficile da descrivere su carta, è un insieme di sensazioni, un mix potente che percepisci appena varchi i cancelli e ti ritrovi in quell’Eden di perdizione e desideri soddisfatti: in mezzo agli alberi, collegati da file di lucine, le musiche provenienti dai molti spettacoli, i mille colori, le differenti e variegate trame delle camicie hipster, le ghirlande di fiori tra i capelli delle ragazze, che il Coachella può accompagnare solo!

miami/savethetape
Photo: Carlotta Stracchi

Le voci delle persone che cantano, le chiacchiere, le gambe che vagano tra i diversi palchi, le bancarelle di cd, di dischi, di magliette, di cibo e di cianfrusaglie varie.
L’odore inconfondibile di glicine, birra, sigaretta e sudore.
Le installazioni grafiche, gli speed-date con la pasta, le illustrazioni live delle esibizioni.
E infine l’enorme scelta di concerti! In una sola giornata riesci a far già un bel bottino.

Giovedì 25 sono stati sfoderati Nicolò Carnesi, Pan del Diavolo, The Zen Circus, Lucio Corsi, l’incantevole Carmen Consoli, Campos, Di Martino+Cammarata e altri.
Sabato 27, ovvero la serata di chiusura è stata semplicemente pazzesca, il finale col botto: Persian Pellican, Gomma, Birø, Canova, Management Del Dolore Post Operatorio, Gazebo Penguins, Le Luci Della Centrale Elettrica, Spartiti, Demonology Hifi, Populous, Tommaso Paradiso che come lui stesso ha orgogliosamente ribatido, ha messo Gigi D’Alessio ( sembra proprio faccia tendenza la musica napoletana) e molto ancora. Anche i Pop X, hanno suonato sabato. Il gruppo elettro-indie-pop trentino ha fatto un’esibizione di devasto intellettuale, di degrado sociale, un bordello sublime, ricolmo come sempre della loro immancabile demenza sensoriale . Peccato che siano stati interrotti improvvisamente a causa della troppa pressione dei fan che hanno quasi divelto le transenne (va bene il disagio esistenziale dei concerti di Pop X, essere “froci persi” e “drogate schifose” ma la sicurezza viene prima di tutto).
È comunque un epilogo che non può deludere e degno della loro fama.

starfooker/savethetape
Photo: Starfooker

Infine venerdì, il giorno di mezzo, il giorno che mi sono gustata, che ho vissuto sulla pelle e che mi sono impressa mnemonicamente . Venerdì è stato pieno di cose stupende, troppe: c’erano Carl Brave x Franco 1261, Davide Shorty, Mecna, Coez, Murubutu e tanti altri. In particolare io mi sono ascoltata con molta attenzione e devozione:

COLOMBRE: per gli amici Giovanni Imparato, ci ha allietati con il suo ottimo album di esorsio “Pulviscolo”, chitarre dai ritmi new age, mille tastiere di ogni genere, influenze folk, testi romantici e concretamente sinceri. Giovanni ha proprio dato il meglio, ha messo in gioco la sua voce con piccoli virtuosismi e ululati di sottofondo. È stato stupendo e tutto tranne che “Fuoritempo”, citando la sua omonima canzone.

DRINK  TO ME: sono il gruppo elettro pop, progetto parallelo di Cosmo, ovvero Marco Jacopo Bianchi, insieme a Pierre Chindemi al synth e Roberto Grosso Sategna alla sua energica batteria. La loro è musica coinvolgente, ti fa chiudere gli occhi per godere appieno della danza trascinante che riescono a far scaturire dai loro strumenti. Marco è la voce del gruppo, calda, composta, semplice, interessante e chiara nonostante il suo discutibile accento inglese. Marco si scatena sul palco e pare un bambino pieno di zuccheri che salta e balla instancabile, tra un misto di suoni esotici, melodie brillanti , luminose e l’elettronica ammaliante.

GIORGIO POI, il cantante dei Vadoinmessico, ribattezzati poi Cairobi, con il suo progetto da solista ha raggiunto un grande successo. Un maestro del palcoscenico, ha davvero esposto la bellezza del suo album “Fa niente”, con le sonorità della tradizionale musica italiana. I ricercati ritmi alla Battisti, Dalla, Vasco Rossi, Rino Gaetano, li mischia alla modernità psych-pop, creando un romanticismo italo-londinese . Quello che si fa con Giorgio Poi è un magnifico tuffo nel passato, con melodie movimentate dai toni estivi, dettati dall’eccellente bassista e magistralmente combinati dal suo timbro quasi metalico che puoi o odiare o amare alla follia. Inconfondibile, insostituibile, non ci sono vie di mezzo con lui.

BAUSTELLE, solo una parola: Perfezione. Un’esibizione impeccabile, niente fuori posto, tutto genialmente orchestrato: luci, attrezzature, strumenti di alta qualità e un pianoforte verticale. Bianconi con la sua camicetta molto chic era splendido, impeccabile, elegante e abilissimo, Claudio Brasini altrettanto valido. Anche se la vera protagonista della serata, la regina è stata Rachele Bastreghi, voce stupenda, come suo solito e multitasking: prima prende il tamburello, suona il pianoforte e poi i tamburi, canta, balla, ed è bellissima, una dea della musica. Sono stati la punta di diamante di quella giornata, eravamo tutti incantati e concentrati, è stato un breve sogno e ho davvero vissuto “gravi stati di allucinazione mentre passa l’ultima canzone”.

RRR Mob, non sapevo chi fossero prima del MI AMI, ma meritano davvero un occhio di riguardo. Come se fossero incantatori di serpenti la gente veniva richiamata dalla musica e si avvicinava. Laioung, Isi Noice, Momoney e Hichy Bangz sono i componenti della RRR Mob, la loro trap è frutto degli stili di ciascuno di loro. Tutti italiani di seconda generazione, fieri figli di immigrati, la loro mutliculturalità è spesso tema dei loro brani.

LIBERATO: “Chi è LIBERATO?” Non c’è ancora una risposta a questa domanda esistenziale. É stata tutta una grande illusione la sua performance. Del resto dovevamo aspettarcelo, come avrebbe potuto rinunciare all’immenso hype creato dal suo anonimato? I fatti non parlano chiaro, purtroppo, non ci hanno dato una risposta, quello che è successo è stato che il pubblico, a un certo punto, ha visto sul palco un incappucciato Calcutta con Izi, Priestess e Shablo. In un momento di totale confusione, una brodaglia di fumi, di luci accecanti, di persone bendate che saltavano senza sosta, si è instillato nella gente il dubbio che fossero davvero loro LIBERATO, senza riflettere sulla palese incoerenza tra gli accenti! Oltretutto due giorni dopo sulla pagina di LIBERATO appare un video con la prospettiva di un persona in mezzo alla folla. Possibile che ci abbia messo tutti nel sacco e che il vero LIBERATO si trovasse in mezzo agli spettatori? Probabile, conferme ancora non ne abbiamo. Ma ceramente tutto questo segreto non è l’unica cosa che ci fa adorare LIBERATO. Parliamo chiaro , quello che ci piace , che ci sconvolge e ci fa impazzire nello stesso momento è questo utilizzo moderno del neomelodico napoletano, che racconta storie di amori travagliati in dialetto, mischiati a ritmi r’n’b e hip hop. In conclusione, che sia quindi il progetto dei quattro citati prima o che essi siano solo i partecipanti di uno scherzo organizzato dal vero LIBERATO? Non si hanno certezze anche perchè loro ci hanno abbandonati con un criptico messaggio “siamo tutti LIBERATO”. Va bene, se lo dite voi.

miami/savethetape
Photo: Alessandro Sozzi

In definitiva questo fantastico festival milanese è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita, perchè ti conquista, innebria i sensi, ti anebbia i problemi, ti alleggerisce la vita, è divertetnte, è magia in musica.

Il motto di questo MI AMI FESTIVAL 2017 “confusi e felici” non mente, dopo questa festa ritorni a casa confuso e felice, ed è una sensazione che piace assai.
Siamo tornati alla banale quotidianità, ma aspettiamo con ansia il MI AMI 2018, incomincia il conto alla rovescia per amarlo ancora.
Voi avete già iniziato?