E MO? E MO? E MOPLEN!

Lo canticchiava anche Gino Bramieri in Carosello: Moplen è inconfondibile!
Domenica pomeriggio alle Cantine Coopuf di Varese il gruppo padovano ha dato dimostrazione di essere un inconfondibile astro nascente nel panorama indie italiano.

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Tutte le foto © Manuel Iop

Nell’arco della giornata dal titolo “Impara l’arte e non farti da parte” si sono susseguite diverse interessantissime iniziative tra cui una tavola rotonda con Ghemon, i Moplen stessi, Davide Dal Sasso, Matteo Spertini, Giulia Provasoli, Anna Soliani e tanti altri ospiti illustri, un dj set raccontato di Ghemon ed il live del gruppo veneto.

È stato un pomeriggio ricco di emozioni, durante il quale abbiamo avuto occasione di incontrare i padovani prima del loro concerto, berci due birre insieme e scambiar opinioni e pensieri.

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Moplen e Varese: un bel ritorno dopo il primo premio di Va sul Palco dell’anno scorso. Com’è tornare qui a distanza di un anno?
Varese in un certo senso ci ha lanciati: siamo molto grati a questa città ed è sempre un’emozione tornarci. Abbiamo tanti ricordi e tanti amici per cui ci piace sempre passar da qui per confrontarci e poter proporre ciò che nel frattempo abbiam creato.

Intendete dire che non vedete l’ora di suonare i nuovi pezzi?
Siamo sempre euforici prima di ogni concerto. Stasera poi c’è un’atmosfera particolare!
Siamo contentissimi di poter suonare le nuove canzoni anche qui!

A proposito del nuovo album: qual è stato il percorso per arrivare a “Siamo solo animali”?
(Ale) Il trucco è molto semplice: basta rompere i coglioni! – ridiamo –
(Digi) È stato un percorso lungo quello che ci ha portato al nuovo album, un continuo confronto: per ogni nostro pezzo ci si mette a tavolino e se ne parla: discutiamo tutti insieme esaminando ogni aspetto, dal testo agli arrangiamenti!
Non esiste un leader, non c’è nessuno di noi la cui parola conta più di quella degli altri: solo stando tutti sullo stesso livello si è creata la giusta sintonia che ci ha permesso di realizzare “Siamo solo animali”.
(Jesse) Per farti un esempio: mi hanno fatto riscrivere “Steso” per sette volte in sette modi diversi, ma alla fine ci siamo trovati tutti d’accordo e soddisfatti!

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Credo che questi continui confronti tra di voi si vedano anche nel fatto che avete prodotto un album che non è indie, non è pop, non è rock ma un 360 gradi di musica…
Assolutamente si, ognuno la vede un po’ come vuole!
Anche il titolo dell’album stesso è collegato a questo concetto di libera interpretazione: “Siamo solo animali” è una frase semplice ed evolutiva: ognuno di noi passa la vita a cercar di capire chi è o qual è lo scopo della sua esistenza, ma quel che vedo io è diverso da quel che vedi te, da quel che vede Digi.
Vediamo tutto in modo completamente diverso, dal significato della vita all’interpretazione che si può dare all’album.

Che poi chi sono io per poter giudicare un uomo, un orso, un maiale?
Continua a vivere senza pensieri! Nei giorni nostri si pensa troppo e non si ascolta più l’istinto. Segui te stesso, è questo quello che vogliamo consigliarti con l’album nuovo.

Diversi pareri ma anche diverse influenze dal passato?
Nell’altra sala Ghemon sta raccontando le tracce che hanno segnato la sua vita: se voi ne doveste scegliere una?
Alessandro: Senza ombra di dubbio suonerei qualcosa dei Foals o dei Black Sabbath. Anzi magari dei Foals suonerei l’intera discografia.
Jesse: Sicuramente sceglierei “Trasmission” dei Joy Division. Probabilmente proporrei anche gli Artic Monkeys
Michele: Artic senza dubbio è vero, ma anche The Strokes!
Digi: I Queen sono stati il mio primo motore, senza dubbio quindi “Boeheim Rhapsody” mentre per quanto riguarda il cantautorato italiano invece una tra le primissime canzoni che mi hanno affascinato, anche se era scritta in dialetto genovese ed io non ci capivo un cazzo, era “Creuza De Ma” di De Andre.

covermoplen

Le birre erano finite, i Moplen dovevano già salire sul palco per il live.
Restava solo il tempo di un abbraccio ed un enorme in bocca al lupo per il futuro.

Ma se ai giorni nostri volessimo fare bella musica
a chi cazzo dovremmo ispirarci noi ingenui giovinastri?
Forse a nessuno, perché i Moplen sono belli così.
Semplici e genuini.
Inconfondibili.

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